L’apertura di Atelier Elpis e Basement: il ricco programma della Fondazione Elpis a Milano

di - 4 Gennaio 2026

A te non resta che abitare questo desiderio è il titolo della mostra che segna la restituzione della prima residenza d’artista promossa dalla Fondazione Elpis. Lo spazio situato in via Lamarmora a Milano ha dato di recente avvio al proprio programma di residenze d’artista. Con questo esordio, il progetto Atelier Elpis ha finalmente preso forma: non solo un’estensione fisica degli spazi, quanto piuttosto la creazione di una piattaforma dedicata alla ricerca e allo studio continui. Un metodo di ricerca basato sulla sperimentazione e sul dialogo, organizzato secondo cicli di residenze che prevederanno l’invito di numerosi artisti i quali, simultaneamente, lavoreranno affinché la Fondazione si trasformi in un vero e proprio laboratorio aperto.

Fondazione Elpis, A te non resta che abitare questo desiderio. Ornella Cardillo Ph Lorenzo Palmieri

A te non resta che abitare questo desiderio durerà fino al 1° febbraio 2026. Curata da Sofia Schubert, la mostra è una collettiva che presenta le nuove opere proposte dagli artisti Giuseppe Lo Cascio, Stella Rochetich, Natalya Marconini Falconer e Ornella Cardillo, protagonisti della residenza promossa dalla Fondazione. L’obiettivo è quello di riunire giovani artisti italiani e internazionali in un contesto di produzione realizzato appositamente per favorire la sinergia tra menti e poetiche diverse tra loro. I quattro artisti protagonisti dell’esposizione sono stati invitati a vivere e approfondire la città, contestualizzarla e realizzare lavori che esplorino la realtà di Milano, casa madre di Elpis e “musa” per il loro lavoro. Il tema dell’abitare è il filo conduttore dell’intera mostra, che nasce dalla residenza che ha coinvolto da maggio a luglio Natalya Marconini Falconer, il cui linguaggio artistico si fonda su storie familiari, contesti migratori e stratificazioni storiche e che, attraverso scultura, installazione e scrittura, interpreta il passato come traccia che continua a inscriversi nel quotidiano, e Ornella Cardillo, con i suoi lavori che fondono arte, moda e teatro, “sculture in movimento” pensate per la performance che indagano la relazione tra forma e temporalità.

Fondazione Elpis, A te non resta che abitare questo desiderio. Stella Rochertich Ph Lorenzo Palmieri

Da agosto a novembre è stato invece il turno di Stella Rochetich, con le sue opere che indagano l’olfatto come dispositivo capace di costruire immaginari sensoriali e relazionali, e di Giuseppe Lo Cascio che, con le sue opere legate alla precarietà della memoria e dell’esperienza umana e sociale, ha sviluppato delle installazioni che mettono in discussione il linguaggio scultoreo e pongono l’accento sulla dislocazione dell’oggetto. Una Boccata d’Arte ha visto questi quattro artisti coinvolti allo studio di temi quali lo spopolamento dei borghi italiani, la gentrificazione e la “turistificazione” delle città, che toccano da vicino anche un luogo come Milano, a rischio di perdita di identità locale e oppressa da dinamiche evolutive che evidenziano un’importante attenzione a logiche di profitto a scapito di quelle di comunità.

Fondazione Elpis, A te non resta che abitare questo desiderio. Giuseppe Lo Cascio Ph Lorenzo Palmieri

Basement/ The Flower Requiem Whistling Vases di Vica Pacheco segna invece la terza edizione di Basement, la piattaforma di sperimentazione sonora della Fondazione Elpis, in collaborazione con Threes. Per l’occasione, l’artista musicale messicana ha realizzato un’installazione site specific pensata appositamente per il seminterrato di Fondazione Elpis. Dopo Clarice Calvo-Pinsolle (ottobre 2024) e VISIO (febbraio 2024), è lei la protagonista di un intervento interattivo, dal titolo The Flower Requiem Whistling Vases, una serie di vasi in ceramica modellati in 3D che rimanda ai ricordi d’infanzia dell’artista.

Fondazione Elpis, The Flower Requiem Whistling Vases, Vica Pacheco. Ph Lorenzo Palmieri

In particolare, protagonisti della composizione sono i grandi bouquet di gigli della nonna dell’artista, il loro odore che impregnava la casa di famiglia, i vasi in terracotta riempiti da sua madre con ortensie e agapanti. Fiori dall’esistenza effimera che Vica Pacheco immagina per lo spazio seminterrato della Fondazione come simbolo di qualcosa che appassisce. L’opera è infatti concepita come una serie di strumenti a fiato che, grazie ad appositi fischietti e l’acqua contenuta in essi, emettono un rumore che coinvolge i visitatori e scorta i fiori fino alla loro morte naturale. Come l’aria colpisce l’acqua contenuta nei vasi, vibrati e trilli invadono la stanza che accoglie l’opera, in una sorta di canto del cigno ispirato ai richiami degli uccelli – i fischietti rimandano proprio al canto di alcune specie di uccelli e la loro forma è un omaggio all’anatomia dei pennuti.

Fondazione Elpis, The Flower Requiem Whistling Vases, Vica Pacheco. Ph Lorenzo Palmieri

La mostra invita a riflettere sul rapporto tra uomo e natura, su quel legame fondato sull’empatia che troppo spesso la società industrializzata e il contesto della città ci porta a dimenticare per via dei suoi ritmi frenetici.

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