Le tentazioni di Piano A: arte proibita in un sexy shop di Milano

di - 13 Dicembre 2022

Non capita spesso che, girovagando tra i corridoi di un minimarket, oppure ordinando la cena in una rosticceria kebab o magari curiosando tra gli scaffali di un sexy shop, ci si possa imbattere in delle opere d’arte. Eppure, a Milano potreste ritrovarvi a interagire con le creazioni degli artisti Alvise Decastello e Francesco Perrini. Conosciutisi nelle aule dell’Accademia di Belle Arti di Brera, laureati presso la facoltà di Grafica d’Arte, i due hanno instaurato ben presto un saldo rapporto di amicizia, che si è trasformato, nel tempo, in una collaborazione artistica da cui è nato il Collettivo Piano A. «È stato Alvise – ci hanno raccontato – ad avere l’idea di creare un collettivo che potesse imporsi nella città di Milano in maniera del tutto autonoma e libera, con lavori di grande impatto sociale».

Piano A, Appearance

Il fascino del passaggio

I due sono attratti dal fascino dei luoghi di passaggio, periferici, multietnici della metropoli, dove tentano di inserire coerentemente le proprie opere (video, fotografie, stampe grafiche, oggetti), rispettandone l’identità. «Nelle nostre esibizioni non vogliamo fare l’errore di portare un nostro lavoro, installarlo bene nello spazio, e dire di aver realizzato una mostra. Attuiamo lavori che comunichino con l’ambiente circostante così da creare un dialogo fisico ed estetico portando gli oggetti che realizziamo a mescolarsi e mimetizzarsi nel negozio; in questo modo il visitatore prende parte attiva nell’esibizione e si impegna nel cercare i nostri lavori, guardando anche i prodotti venduti nel luogo», ci hanno spiegato.

Piano A, Deliverarte

Piuttosto interessante è poi l’attenzione rivolta al tema della partecipazione, del coinvolgimento sia dei visitatori, stimolati ad approfondire il contatto con l’opera d’arte, sia del personale dei locali scelti per le installazioni, con il quale tengono a «Instaurare un rapporto di fiducia, collaborazione e complicità che manteniamo nel tempo». Partecipazione che ha raggiunto un numero importante nel corso di uno dei loro ultimi progetti, Deliverarte. Ideato prima della pandemia, in relazione al tema del cibo già esplorato con l’esibizione “Jaisha Alimentari”, Deliverarte ha coinvolto i lavori di 15 artisti, selezionati tramite una open call, consegnati all’interno di cartoni della pizza e ordinabili direttamente da un sito internet creato per l’occasione.

Forbidden Fruit: Piano A in un sexy shop

Organizzata nel sexy shop milanese SexDelirious, “Forbidden Fruit” è l’ultima mostra del Collettivo. Già dal titolo, che fa riferimento al simbolo cristiano della tentazione e del peccato, la mela di Adamo ed Eva, sono chiare le intenzioni dei due artisti; il tema dell’erotismo, della passione carnale viene elaborato in rapporto diretto a quello del cibo, spesso associato al peccato. L’allestimento del negozio è arricchito, infatti, da scatole contenenti frutta e verdura dalle forme falliche: un percorso costellato di mele guida i visitatori all’interno dello spazio, «Indicando loro il percorso proibito» e una proiezione video in loop mostra gli artisti intenti nell’atto del mangiare.

Ma la mostra non si esaurisce nel contesto di tale analogia, lasciando spazio al momento del gioco, per cui lo spettatore viene stimolato a interagire con l’opera d’arte, in una forma più leggera, nel caso della mappa che riporta le posizioni delle opere (una sorta di caccia al tesoro), o diminuendone il grado di superficialità: l’opera Il gioco della vita (che ricorda il classico gioco dell’oca) invita il visitatore a mettersi metaforicamente a nudo, «Raccontando esperienze di vita intime e personali, simulando l’imbarazzo e l’insicurezza dei primi rapporti e delle emozioni da essi scaturite».

Un evento che, quindi, ospitando anche i «plug anali in ceramica» dell’artista Mirko Marcolin (in arte Fisko) e gli “schizzi intimi” di Luca Loreti, offre, in una cornice tanto particolare e spiazzante, una panoramica sull’arte del Collettivo Piano A, che trova nel coinvolgimento del pubblico, nell’utilizzo di oggetti della quotidianità e nella scelta di spazi non convenzionali, estranei al mondo dell’arte, i propri punti di forza.

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