Lee Krasner e Jackson Pollock, la coppia che ridefinì l’astrazione in mostra al Metropolitan

di - 24 Febbraio 2026

Un confronto serrato tra due pratiche che si sono sviluppate in maniera autonoma ma intrecciando indissolubilmente i propri percorsi di vita, tra prossimità, divergenze e reciproche sollecitazioni, sullo sfondo di una relazione sentimentale e umana profondissima. Dal 4 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, la mostra Krasner and Pollock: Past Continuous riunirà a New York, nelle Tisch Galleries del Metropolitan Museum, le ricerche di Lee Krasner e Jackson Pollock.

Curata da David Breslin e Brinda Kumar, la mostra propone una rilettura complessiva delle loro traiettorie, dalla formazione negli anni Trenta fino agli sviluppi successivi alla morte di Pollock nel 1956. Il sottotitolo, Past Continuous, riprende un dipinto di Krasner del 1976 e allude a una temporalità che non si chiude, per due vite intrecciate in una storia personale che è diventata anche storia dell’arte.

Lee Krasner e Jackson Pollock

Due percorsi, un terreno comune

Krasner, nata a Brooklyn da una famiglia ebrea di origine ucraina, si formò tra la Cooper Union, l’Art Students League e la National Academy of Design, per poi entrare in contatto con le avanguardie europee attraverso l’insegnamento di Hans Hofmann. L’interesse per Picasso, Matisse e Mondrian, insieme alla militanza nell’American Abstract Artists Group, segnò la sua precoce adesione a un’astrazione strutturata, nutrita di colore e tensione compositiva. Pollock, cresciuto tra il Wyoming e la California, assorbì invece suggestioni che vanno dal Regionalismo americano di Thomas Hart Benton al muralismo messicano, fino al Surrealismo.

Quando i due si incontrarono, nel 1942, in occasione di una mostra organizzata da John Graham, erano insomma già immersi nell’ambiente d’avanguardia newyorkese. Si sposarono nel 1945 e si trasferirono a Springs, Long Island, in una casa-studio che sarebbe diventata un laboratorio condiviso e, al tempo stesso, un luogo di tensioni creative.

Lee Krasner e Jackson Pollock

Nel 1949 esposero per la prima volta insieme, in occasione della mostra Artists: Man and Wife alla Sidney Janis Gallery di New York ma le opere di Lee furono liquidate troppo frettolosamente come imitazioni ordinate dei lavori di Jackson. Fu comunque in questa occasione che Krasner mise a punto, nelle Little Images, quella che sarebbe diventata una tipologia di segni richiamata durante tutta la sua carriera, anche ispirati dalle “écritures blanches” di Mark Tobey.

Frustrata dalla tiepida accoglienza riservata alla sua ricerca e dall’abuso di alcol del marito, nel 1953 afferrò i disegni appesi alle pareti e al soffitto del suo studio e iniziò a farli a pezzi. «Un giorno sono entrata, li ho odiati tutti, li ho tolti, ho strappato tutto e li ho gettati a terra, e quando sono tornata…è stato apparentemente un atto molto distruttivo. Non so perché l’ho fatto, tranne che l’ho fatto sicuramente».

Lee Krasner (American, 1908–1984), Bald Eagle, 1955, Oil, paper, and canvas collage on linen, 77 × 51 1/2 in. (195.6 × 130.8 cm), ASOM Collection © 2026 Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York

Ma Krasner non si perse d’animo e dopo aver distrutto le sue creazioni le riassemblò in una serie di collage composti da vecchi disegni, frammenti grezzi di dipinti e pezzi di vecchi sacchi di juta. Quando furono esposti alla Stable Gallery nel 1955, lo stesso critico che aveva criticato le sue “Little Images”, Stuart Preston, affermò: «L’occhio è recintato dalla miriade di ritagli di carta e tela ricoperti di colore che lei incolla con molta energia. È una brava colorista rumorosa».

Storiograficamente, la figura di Pollock, consacrata anche dall’attenzione mediatica – celebre la copertina di Life del 1949 che si chiedeva se fosse «Il più grande pittore vivente d’America» – ha finito per oscurare quella di Krasner. La sua morte prematura, avvenuta nel 1956 in un incidente automobilistico a pochi chilometri dalla casa di Springs, mentre viaggiava con l’amante Ruth Kligman e con Edith Metzger – che perse la vita nello schianto, mentre Kligman sopravvisse e Lee Krasner si trovava a Parigi – contribuì in modo decisivo a cristallizzarne il mito.

Krasner amministrò il suo lascito e fece in modo che la sua fama e la sua reputazione rimanessero intatte. Al contempo attraverò una fase di intensa rielaborazione artistica: iniziò a lavorare nello studio-fienile di Springs – era stata proprio lei a convincere la collezionista Peggy Guggenheim a prestarle l’acconto per la casa –, affrontò il lutto in serie come Prophecy e consolidò una posizione che verrà pienamente riconosciuta solo dagli anni Settanta in poi, anche grazie alle riletture femministe e alla retrospettiva del Whitney nel 1973.

Sono entrambi sepolti al Green River Cemetery di Springs.

Le tombe di Lee Krasner e Jackson Pollock

Riscrivere la storia dell’Espressionismo Astratto

La mostra al Metropolitan racconta questa duplicità, più che un dualismo: alcune sale mettono in dialogo diretto le opere, altre le presentano separatamente, per restituire la specificità di ciascuna ricerca. Se Pollock trovò tra il 1946 e il 1951 il suo momento di rottura con la tecnica del dripping, che avrebbe portato alla creazione di lavori emblematici come Number 1, 1950 (Lavender Mist) o The Deep, Krasner sviluppò un percorso meno lineare ma altrettanto radicale, dalle Little Images ai collage in bianco e nero, fino alle grandi tele degli anni Sessanta come The Eye is the First Circle e Combat.

Jackson Pollock, Number 1, 1950 (Lavender Mist), 1950, oil, enamel, and aluminum on canvas, Ailsa Mellon Bruce Fund

Krasner and Pollock: Past Continuous assume come premessa l’eguaglianza tra i due artisti, considerandoli «Partner nella vita e giganti nella storia dell’arte». Oltre 120 opere provenienti dalle collezioni del Met e da più di 80 prestatori internazionali, tra cui la Peggy Guggenheim Collection, il MoMA, la Tate e il Centre Pompidou, ricostruiscono una costellazione di influenze, scarti e ritorni che attraversano l’Espressionismo astratto e ne complicano la narrazione canonica.

In questa prospettiva, la mostra del Met si inserisce in un più ampio processo di revisione storiografica che riguarda molte figure femminili rimaste a lungo in ombra accanto a partner più celebri. Come nel caso di Josephine Nivison Hopper, pittrice e compagna per 43 anni di Edward Hopper, la cui produzione è stata per decenni marginalizzata rispetto al mito solitario di Hopper. Oppure la figura di Nancy Dine, regista candidata all’Oscar, attivista per i diritti delle donne e storica compagna di Jim Dine, morta nel 2020.

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