Legal Aliens. Intervista a Florian Raditsch

di - 26 Luglio 2020

Intervista a Florian Raditsch, artista californiano, in occasione della sua personale ‘Legal Aliens’ – curata da Oscarito Sanchez – presso l’Istituto Culturale Messicano in Austria in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Vienna (fino al 17 agosto 2020). Una mostra che per molti aspetti si colloca sul filo del rasoio dell’equilibrio politico tra Messico e Stati Uniti.

Quali sono i temi e le tecniche utilizzate nella tua ricerca artistica? Mi riferisco in particolare al fascino per la sfera scientifica e alla predilezione per il disegno.
«Gli argomenti principali del mio lavoro sono l’identità, o la sua costruzione, la natura e la storia nella sua relazione con i temi della contemporaneità. La sfera scientifica coincide, più o meno, con quella del mondo naturale, in essa si trovano alberi, meteoriti, formazioni di terra e simili. Sono cresciuto in una regione molto remota della California, vicino al Parco Nazionale dello Yosemite, e la Natura è qualcosa di cui ho piena esperienza e di cui riesco quindi a parlare restando fedele al reale. Disegnare per me significa attribuire un senso a ciò che mi circonda; solitamente si disegna e schizza per pianificare ed elaborare l’ambiente circostante e i problemi con cui ci si confronta, eppure i disegni che realizzo sono estremamente intricati, ossessivi e dettagliati».

In the Studio. Photo by Oscarito Sanchez

Cosa ti ha spinto ad andare a studiare in New Mexico? Cos’hai assimilato della cultura ispanico-latinoamericana e in che misura ha influenzato il tuo percorso artistico?
«Ho deciso di studiare in Nuovo Messico poiché sono affascinato sia dal mondo di Georgia O’Keefe e dell’alto deserto, che dalla ricca cultura di questo stato che, storicamente, è un melting pot di etnie (la nativa, la messicana e le coloniche). Cos’ho assimilato della cultura ispano-latinoamericana? Tante cose in realtà, gran parte della mia famiglia vive in Sud America e il linguaggio visivo degli artisti messicani moderni ha avuto un enorme impatto anche sul mio lavoro, da Siqueiros a Tamayo e Rivera e molti altri».

Installation view Legal Aliens, ICM Vienna, 2020. Image courtesy of the artist.

A questo proposito, in che modo le tue opere si riferiscono alla dimensione socio-politica messicana? Come artista americano, come vivi e interpreti la tensione tra Stati Uniti e Messico?
«Il mio lavoro, soprattutto quello di questa mostra, parla in modo sottile e astratto – attraverso l’uso di metafore – della situazione del Messico e degli Stati Uniti, oltre che dell’immigrazione. Come artista americano, sono consapevole della situazione politica attuale e, mentre le elezioni americane si avvicinano sempre più, capisco quanto sia importante parlare dei problemi presenti alla frontiera. Proprio durante la settimana dell’inaugurazione di ‘Legal Aliens’ il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador si è incontrato con il presidente statunitense Donald Trump per parlare di affari commerciali e di economia, il tema dell’immigrazione non è incluso nell’agenda ufficiale della visita e questo ha suscitato proteste».

Installation view Legal Aliens, ICM Vienna, 2020. Image courtesy of the artist.

A proposito d’immigrazione, nei testi critici che accompagnano la mostra, così come nel suo stesso titolo – ‘Legal Aliens’ – si suggerisce un parallelo tra i meteoriti e le figure dei migranti: ce ne puoi parlare?
«Il tema dell’immigrazione è complesso. Il titolo ‘Legal Aliens’ è un gioco di parole che fa riferimento al termine ancora ampiamente utilizzato dai media statunitensi, con senso dispregiativo, per descrivere i migranti, in particolare quelli provenienti dall’America Centrale. Il parallelo tra Meteoriti e Migranti è, come detto, una strategia per discutere tale argomento da una diversa angolazione; i meteoriti sono in un certo senso migranti: provengono da lontano, assumono l’identità nazionale e il nome dal luogo in cui sono atterrati. Si aggiunge, inoltre, il problema dell’appartenenza, per esempio il meteorite messicano Acuña che ho raffigurato è stato attribuito anche al Texas (Stati Uniti), mettendo in così in discussione la sua identità e proprietà. Sarà, quindi, probabile che entrambe le nazioni coinvolte lo rivendicheranno».

Articoli recenti

  • Mostre

Donne che escono dai muri. Marina Lubrano in mostra ad Alveare Culturale

Fino al 27 marzo Alveare Culturale, spazio milanese in continua trasformazione, ospita la mostra “Donne che escono dai muri”, personale…

16 Marzo 2026 0:02
  • Arte contemporanea

A Milano Lia Rumma dedica un’ampia mostra agli ultimi lavori di William Kentridge

È in corso alla Galleria Lia Rumma di Milano Sharpen Your Philosophy: con un corpus di opere recenti tra sculture,…

15 Marzo 2026 18:00
  • Arte contemporanea

Nelle opere di Iain Andrews il colore diventa cura

Alla Galleria Gaburro di Milano, fino al 30 maggio 2026, va in mostra la prima personale italiana di Iain Andrews,…

15 Marzo 2026 16:00
  • Personaggi

Addio a Carlo Frittelli, morto il gallerista che portò il contemporaneo a Firenze

È morto a Firenze a 91 anni Carlo Frittelli, gallerista e collezionista, fondatore con il figlio Simone di Frittelli Arte…

15 Marzo 2026 12:14
  • Arte contemporanea

Rituali e identità queer alla Biennale 2026: il progetto di Bugarin + Castle per la Scozia

Un corteo tra storia e cultura pop: Shame Parade di Bugarin + Castle ripensa i rituali di vergogna collettiva nella…

15 Marzo 2026 10:30
  • Arte contemporanea

Bottoni come opere d’arte: quando un dettaglio di sartoria diventa linguaggio visivo

La mostra "SUMIE x KAWA" alla galleria Numero 51, a Milano, diventa un pretesto per ripercorrere il lungo legame tra…

15 Marzo 2026 10:00