LETIA - Letizia Cariello, Merzbau Quantico, 2025, installation view, © m3studio
Nel solco della lezione di Kurt Schwitters, Merzabau Quantico di LETIA trasforma la Galleria Nashira in un’opera totale, immersiva e sensoriale. Nel clima sperimentale delle avanguardie dei primi del Novecento, Kurt Schwitters superò l’impasse del quadro, approdando a una nuova consapevolezza dello spazio: non più un contenitore, ma materia viva e plastica, luogo in cui arte e vita si confondevano. Con il Merzbau, l’artista tedesco concepì un’opera d’arte totale, un ambiente stratificato, in continua trasformazione, costruito con assemblaggi, materiali di recupero e oggetti personali. Uno spazio in divenire, mai definitivo, che inglobava lo spettatore e lo trasformava in parte attiva dell’opera. Schwitters dissolve così i confini tra opera e luogo, interno ed esterno, biografia e struttura.
LETIA (Letizia Cariello) oggi raccoglie e rilancia quella lezione, trasformando la Galleria Nashira in un’opera totale, dove tempo, materia e spirito si intrecciano in un’esperienza immersiva, concettuale e sensibile. Visitabile fino al 28 giugno 2025, il progetto Merzabau Quantico riunisce per la prima volta i capisaldi della ricerca trentennale dell’artista: le corde rosse, le bitte marinare, i Calendari, i Gates, le fotografie e le sculture tessili. Un corpus organico e stratificato, che non si limita a esporre ma espande nel presente i principi di una pratica artistica fondata sulla cura, la connessione e la trasformazione.
Nella giovane galleria milanese prende vita un organismo vibrante, attraversato da corde vermiglie che ne ridisegnano la struttura, intrecciando simboli intimi e tracce naturali in una composizione armonica dove il personale si fonde con il cosmico. Lo spazio si anima di soglie da attraversare, non da osservare: luoghi di passaggio che invitano a un’esperienza corporea e sensoriale. L’approccio alle opere si conquista nella continua relazione con lo spazio: queste non si offrono come presenze statiche, ma come presidi attivi, capaci di innescare percezioni, memorie, visioni.
Il termine “quantico”, accostato al concetto di Merzbau, riattiva la lezione di Schwitters trasportandola in un orizzonte in cui il tempo si manifesta come flusso simultaneo, non lineare. È una prospettiva che richiama le intuizioni della fisica contemporanea (come non pensare a Fritjof Capra, per esempio) e che LETIA reinterpreta attraverso una poetica immersiva. Come sottolinea Caroline Corbetta nel testo critico che accompagna la mostra, Merzbau Quantico cancella ogni dualismo tra materia e spirito, aprendo a uno spazio poroso dove pensiero e percezione coincidono, si rifrangono, si amplificano.
LETIA non dà forma a semplici installazioni, ma apre varchi: soglie esperienziali da oltrepassare, non da contemplare. I suoi Gates e Calendari non scandiscono un tempo lineare, ma circolare, fatto di ritorni e sospensioni, come una cartografia interiore che guida attraverso paesaggi dell’anima. I materiali – corde annodate, legni levigati, tessuti strappati, fotografie ricucite, elementi vegetali – pulsano di simboli, evocano storie sepolte, emozioni sedimentate. Sempre seguendo le intuizioni di Corbetta, le rose, intrappolate nell’immagine e poi “sacrificate” da fili rossi, parlano di bellezza e dolore intrecciati; Il Re Bucranio, con la testa di cervo incoronata da un anello di cartone dorato da torta, inscena una grottesca allegoria del potere, fragile e succube della vanitas.
Nulla in questo intervento site-specific si lascia semplicemente spiegare: ogni elemento interpella il corpo prima della mente. È un linguaggio da sentire e vivere, più che da interpretare con la logica.
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