La desinenza estinta, Lucia Veronesi
La desinenza estinta, personale di Lucia Veronesi e curata da Paolo Mele e Claudio Zecchi, rappresenta il progetto vincitore della XII edizione dell’Italian Council, programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo, realizzato dal Ministero della Cultura. Grazie a tale progetto l’opera La desinenza estinta, da cui prende appunto nome l’esposizione, entrerà a far parte della collezione della Galleria Ca’ Pesaro di Venezia.
La desinenza estinta è un progetto complesso, nato da fasi di ricerca svolte tra Londra, Trondheim e Zurigo. Questa suddivisione geografica del lavoro si riflette anche a livello formale, poiché l’opera finale è il risultato di una sovrapposizione di più livelli. Il primo fra questi trae le sue origini nell’Università di Zurigo, dove alcuni «ricercatori e partner culturali del progetto, hanno condotto una ricerca sulla relazione fra l’estinzione delle lingue indigene in tre macroaree del mondo, fra il Nord America e il Nord-Ovest dell’Amazzonia, e la conseguente perdita della conoscenza medicinale delle piante».
Secondo recenti studi, entro la fine del secolo arriveremmo a perdere il 30% delle lingue indigene, e di conseguenza anche quella parte di cultura visiva ad esse collegata. «L’estinguersi delle lingue costituirebbe una grande perdita per il patrimonio umanitario, con conseguenze sulla nostra farmacopea», continua Lucia Veronesi.
Quest’ultimo aspetto è stato cruciale per la ricerca dell’artista, focalizzata sullo studio e l’individuazione delle piante e delle lingue del Nord-Ovest dell’Amazzonia. Il secondo aspetto rilevante nell’analisi artistica riflette attorno il parallelismo «fra l’oblio di queste piante e l’analogo oblio in cui sono sprofondate molte Botaniche dal ‘700 al ‘900» che, a causa del loro genere, non ricevettero un adeguato riconoscimento delle loro scoperte. «L’idea – ci racconta Lucia – era quella di riportare in vita il nome di queste donne e l’importanza che hanno avuto».
Infine, il terzo livello è nato dal confronto con Hannah Ryggen, artista norvegese del ‘900, che tesseva enormi arazzi a mano con un telaio verticale. «Hannah Ryggen era anche un’attivista politica, una comunista, e concepiva il suo lavoro come strumento di comunicazione». I suoi arazzi denunciavano le atrocità perpetrate durante il secondo conflitto mondiale e nel periodo post-bellico. «Mi sono permessa – conclude Lucia Veronesi – di concepire questo arazzo come un grande manifesto, un monito rispetto a quello che rischiamo di perdere entro la fine del nostro secolo».
In conclusione, la mostra La desinenza estinta di Lucia Veronesi, presso la Galleria Ca’ Pesaro, offre ai visitatori un’opportunità unica per immergersi in un progetto artistico di grande complessità e profondità. Articolata in due spazi distinti, permette di esplorare sia il portego del palazzo, dove è esposta l’opera La desinenza estinta, sia lo spazio espositivo opposto al cortile d’accesso al museo, dedicato ai vari passaggi della ricerca artistica. Questa duplice articolazione non solo valorizza l’opera finale, ma anche il meticoloso processo di indagine che l’ha generata, offrendo una visione completa del lavoro della Veronesi e del significato culturale e sociale delle sue ricerche.
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