Hedwig Fijen in un talk a Pristina durante la preparazione di Manifesta 14 © Manifesta 14 / Atdhe Mulla
Manifesta guarda lungo: la Biennale itinerante, che ha appena inaugurato la sua 14ma edizione a Pristina, in Kosovo, potrebbe arrivare anche a Kiev, in Ucraina, per l’edizione del 2028. Ad anticiparlo, la fondatrice e direttrice di Manifesta, Hedwig Fijen, nel corso della conferenza stampa di presentazione della scorsa settimana.
D’altra parte, per venire incontro alle esigenze di una manifestazione del genere, che è itinerante ma che è fortemente radicata sul territorio, con tutte le complessità che questo comporta in termini di preparazione, è necessario programmare tutto nei giusti tempi, un po’ come per i mondiali di calcio o per le Olimpiadi (con le dovute e ovvie proporzioni, si intende). Già è ufficiale la sede, anzi, le sedi della 15ma edizione, che si terrà nel 2024 e si diffonderà tra Barcellona e altre dieci città catalane, con un precedente simile all’edizione del 2008, quando a ospitare Manifesta fu l’intera Regione del Trentino Alto Adige. Per Manifesta 16 invece sono ancora in corso gli accordi ma si sa già che nel 2026 sarà la volta di una città tedesca.
E per il 2028 già si dispongono i primi tasselli. Secondo quanto anticipato da Fijen, la mostra sarebbe un’iniziativa congiunta tra la Fondazione Manifesta e l’Istituto di Cultura ucraino, che ha già inviato una lettera di intenti. Fijen ha spiegato di aver pensato all’idea di una Manifesta in Ucraina poco dopo l’invasione russa e l’eventualità è piaciuta subito sia all’organizzazione europea che alle controparti ucraine. In effetti, una iniziativa dal respiro internazionale potrebbe rappresentare un’ottima occasione per rilanciare l’infrastruttura culturale – ma non solo – di un Paese che, a quella data, si troverà alla prova di una ricostruzione tutt’altro che semplice.
E anche dal punto di vista geopolitico la situazione sarà tutt’altro che pacificata ma per Manifesta questa potrebbe essere un’opportunità, considerando la forte connotazione politica della kermesse e l’attenzione tradizionalmente espressa per le aree coinvolte da processi di trasformazione. «Con Manifesta 14 che si svolge in un momento geopolitico eccezionale in Europa, mentre viviamo un’altra guerra spaventosa e ancora alle prese con una pandemia globale, questa edizione ci ha fatto ripensare di nuovo a chi siamo e quale differenza possiamo fare», ci raccontava la settimana scorsa Fijen, in questa nostra intervista.
Kiev, però, aveva presentato la domanda per ospitare Manifesta già due volte, l’ultima proprio per la 14ma edizione, che però alla fine si è svolta a Pristina. Prima, invece, per l’edizione del 2018, ma la Fondazione respinse la richiesta a causa della guerra in corso nel Donbass. Ma ora, l’ondata di sostegno internazionale all’Ucraina potrebbe aver fatto cambiare il peso delle carte in tavola. In ogni caso, la decisione non spetta solo al direttore e non si applica direttamente: Fijen e il consiglio della fondazione selezionano la città da una rosa di candidati, applicando regole precise e osservando anche vari criteri di fattibilità. Ulteriori informazioni sulla proposta del 2028 saranno rese disponibili nei prossimi mesi.
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