La cripta del Santo Sepolcro è un piccolo gioiello tornato a splendere dopo un attento restauro.  Chi vi scende si trova proprio al centro di Milano, l’antico e vero centro della città , posto all’incrocio tra il cardo, la strada che la tagliava dal nord al sud, e il decumano, quella che la attraversava dall’est all’ovest, dove sorgeva il Foro romano, di cui restano ancora ampie tracce. Già questa esperienza è di per sé particolarmente suggestiva. Se aggiungete che, dal 18 ottobre fino al 31 dicembre, proprio negli ambienti della Cripta del Santo Sepolcro sarà possibile ammirare le stranianti e affascinanti performances di Marina Abramovic, capirete che l’occasione è di quelle che non vanno perse. In questo ambiente, infatti, potrete ammirare l’artista serba su tre schermi distinti, sui quali scorreranno le immagini di tre video intitolati “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, di cui è protagonista.
Il lavoro è stato girato nel 2009 e durava molto di più di un’ora. I tre filmati ne sono una sintesi significativa, durano ognuno una decina di minuti, ma il fatto non trascurabile è che non sono stati mai proiettati in sequenza, tranne in una circostanza. Il filmato è stato girato in un ex convento di suore clarisse a La Laboral a Gijón, in Spagna, in quelle che un tempo erano le cucine. Le tre scene sono di grande impatto pur nell’immobilità della protagonista: nella prima le sue mani sovrastano, sfiorandolo un teschio, nella seconda tengono tremanti un pentolino colmo di latte, e nella terza la donna è sollevata dal suolo con le braccia e le gambe come a formare una croce.
Dietro le quinte di questa performance, c’è l’esigenza da parte di Abramovic di entrare in qualche modo nel personaggio di Santa Teresa d’Avila, una donna forte, “fémina inquieta y andariega”, sempre in cammino verso la ricerca della fede ma anche capace di fermarsi a contemplare, vivendo da povera e umile, nella malattia, accusata ingiustamente dall’Inquisizione, e oggetto di episodi soprannaturali, come la transverberazione (chi non ricorda l’opera di Gian Lorenzo Bernini?) e la levitazione, durante i suoi momenti di estasi.
La vita, la morte, la fede sono trasfigurate nelle scene intense di Marina Abramovic in esposizione nella cripta del Santo Sepolcro e rappresentano momenti di grande pathos, anche per chi nei confronti delle scelte espressive e creative dell’artista serba può nutrire qualche dubbio. Il dialogo tra un luogo di culto come la cripta e l’arte contemporanea è una sfida che è stata già accolta positivamente in passato da parte del pubblico, si pensi ai video di Bill Viola, Michelangelo Antonioni e Andy Warhol.
La mostra di Marina Abramović, realizzata da Casa Testori e prodotta da Vanitas Club, è curata da Giuseppe Frangi, la sede è la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ingresso da Piazza San Sepolcro.
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