Mediterraneo: la mostra al MAXXI di Roma che indaga su un mare “antico e complesso”

di - 2 Giugno 2025

Parlare oggi del Mediterraneo è scelta ardita, quasi pericolosa. Un mare che cela gelosamente il glorioso passato di civiltà antiche, teatro di miti e di imprese navali e belliche, e che oggi è uno dei punti caldi del pianeta, protagonista di tensioni e contraddizioni. Il MAXXI si cimenta in questa sfida con Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso, la mostra a cura di Viviana Panaccia organizzata in collaborazione con Med-Or Italian Foundation con l’apporto significativo dell’Agenzia Spaziale Italiana, Telespazio, e-GEOS, Agenzia Spaziale Europea che hanno fornito le immagini attorno alle quali si articola gran parte del percorso espositivo. A promuovere il progetto sono il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero della Cultura. Prestiti pregevoli provengono dal Museo delle Civiltà, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dal Museo Nazionale Romano, dalla Società Geografica Italiana, dalla Regione Siciliana – Soprintendenza del Mare.

Un viaggio multisensoriale, un itinerario che si snoda tra foto satellitari, reperti archeologici, profumi ed essenze della vegetazione mediterranea e installazioni sonore che celebrano la babele di lingue che abita questo mare. Mare Nostrum, Mare in mezzo alle terre, Mare Bianco secondo la dizione turca, oggi questo mare cosa rappresenta? Ha ancora una sua identità? Ma soprattutto, è ancora veicolo di scambio e contaminazione o è piuttosto un ostacolo invalicabile che separa culture e popoli, rigidamente compressi nei loro confini? Al MAXXI si getta uno sguardo dentro un caleidoscopio instabile, ove si rifrangono luci e ombre di una passato millenario e di un presente incandescente.

MAXXI, Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso ®CosimoTrimboli

Nell’esposizione, questo contrasto si coglie con evidenza in forza della rigida bipartizione tra un racconto di un passato mitico e un bilancio tragico sul presente. Laddove un tempo vi era osmosi, oggi vi è frattura: da luogo di scambi commerciali e contaminazione, oggi questo mare è ciò che, con rassicurazione, ci separa da quel che è estraneo. Il Mar Mediterraneo raccontato in questa sua ambiguità, sincronica e diacronica: raccorda e divide, protegge e respinge.

La mostra si apre come un atlante vivente: le prime sale sono animate da mappe antiche, iscrizioni che tracciano le antiche rotte dei popoli che abitarono le sue coste come la riproduzione della Tabula Rogeriana rappresentata dal geografo arabo AI- Idrisi datata 1154 e traslitterata dall’arabo da Konrad Miller nel 1928.

Altre rotte non sono reali ma abitano il mito come quella del lungo viaggio che ha condotto Odisseo ad Itaca partendo da Troia e toccando la tracia Minore, addentrandosi nell’ingresso dell’Ade (Cuma), arrivando alle “Isole del Sole in Sicilia e ai confini del mondo allora conosciuto, ad Ogigia (Stretto di Gibilterra). E poi un grande pannello che illustra le città portuali dalla disparata appartenenza politica, frequentate da mercanti e coloni, veicolo per la circolazione delle idee politiche e religiose, vettore per la diffusione dei costumi. Un’alternanza continua tra storia e mito, tra poesia e rigore descrittivo come quello con il quale si elencano le varie imbarcazioni usate: lo sciabecco algerino, il bucintoro veneziano, la nave frumentaria romana, la galea turca e molte altre.

«Qui popoli e razze per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni agli altri, come forse in nessun’altra regione di questo pianeta». Così scrive Predrag Matvejevic nel suo celebre Breviario mediterraneo, incentrato sulla storia culturale delle regioni mediterranee.

La prima sezione celebra, dunque, il contatto tra fenici, arabi, greci, ittiti, iberi, reso possibile grazie a quello che Papa Francesco ha definito il mare “del meticciato” perché favorisce il mescolarsi di popoli e culture, ma non esclude di rilevarne la diversità, in particolare linguistica, celebrata con l’installazione sonora Le voci del Mediterraneo. Una concertazione di voci, una sinfonia di idiomi che, avvolgendo lo spettatore, ripete i versi della raccolta di Jorge Luis Borges Luna de enfrente.

MAXXI_Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso ®CosimoTrimboli

Si varca il confine immaginario tra il primo e il secondo nucleo espositivo e ci si addentra nel Mediterraneo oggi. Immagini satellitari che raffigurano le stesse città, le stesse isole, arcipelaghi, aree montuose e pianeggianti illustrate all’inizio del percorso, ma ritratte nel loro presente drammatico, scosso da cataclismi, catastrofi ambientali. La grave siccità attenta le colture di aree un tempo verdi, la penuria d’acqua minaccia le comunità che vi abitano; sempre più frequenti i nubifragi, come quello che ha colto Valencia nell’ottobre 2024, mentre chiazze di petrolio avvelenano il mare e la sua fauna come il grande sversamento a Nord della Corsica nel 2018, causato dalla collisione tra una nave cipriota e un cargo tunisino. Le immagini satellitari sono rese grazie ad avanguardistiche tecnologie spaziali messe a disposizione Agenzia Spaziale Italiana, Telespazio, e-GEOS ed ESA.

Mediterranea Visioni di un mare antico e complesso®CosimoTrimboli

Tale quadro drammatico è attenuato dal nucleo espositivo Vegetazione e profumi, che ci avvolge in un trionfo di essenze mediterranee: mirto, arancio amaro, basilico, lavanda, cumino, cedro argentato, geranio con la sorpresa per lo spettatore che molti degli odori che identificava come delle sue terre, in realtà provengono da lontano ed egli li crede propri della sua regione in virtù di quello scambio commerciale che la mostra intende celebrare.

Tanti linguaggi differenti e diverse sfere sensoriali coinvolte che chiamano lo spettatore ad indagare sul significato che questo mare assume oggi. Una mostra descrittiva della realtà: fotografa il presente e lo restituisce attraverso vari veicoli espressivi. Tuttavia, non vi è narrazione lineare. È piuttosto un affresco stratificato, un mosaico complesso che concede una riflessione che varca i confini dell’arte e non può non assumere dei connotati spiccatamente politici. Al termine del percorso espositivo, non possiamo non interrogarci sul futuro di questo mare e del contesto geopolitico nel quale si trova.

Lamine in oro dal santuario monumentale di Pyrgi fine VI secolo a.C. , oro Courtesy: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma, s. n. inv.

Se la prima sezione è sorretta da un impianto storico rigoroso e poetico e la seconda fotografa la drammaticità del presente, resta al visitatore porsi domande su una ipotetica apertura al futuro. Tra il racconto di un passato splendente che si alterna tra storia e mito e la restituzione di un presente tragico e angosciante, la domanda rimane sospesa. E quindi ora il Mediterraneo cos’è? Qual è il suo ruolo? Possiamo riposare nella disillusione di un presente intriso di minacce o dobbiamo guardare oltre? Se sì, dove?

Siamo inevitabilmente spinti a sollevare queste domande, soprattutto in un periodo nel quale sempre più spesso sentiamo parlare di restituire centralità all’Europa, affinché possa imporsi come centro di imputazione di interessi. Ci chiediamo se il messaggio che presiede la scelta curatoriale sia quello di guardare il Mediterraneo non come marcata linea di separazione, ma come specchio delle nostre civiltà o se invece si celi una risposta ulteriore, dai risvolti più concreti.

Al MAXXI di Roma Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso restituisce la frammentarietà dell’identità del Mediterraneo, restituendo l’immagine di un passato glorioso e un futuro dai contorni sfumati.

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