L'ingresso di MEET, Via Vittorio Veneto 2, Milano. Foto Michele Nastasi
Nel suo ultimo libro, Novacene. L’età dell’iperintelligenza, il chimico, scienziato e ultracentenario membro della Royal Society James Lovelock ci parla di una nuova era: il Novacene. Possiamo dire addio all’Antropocene per fare spazio a un’era in cui l’uomo e le macchine, in particolare l’IA, collaboreranno. Una fase in cui la tecnologia supererà il nostro controllo, generando intelligenze più grandi e con una rapidità di ragionamento molto maggiore rispetto alla nostra. Non sono scenari distopici ma la realtà che stiamo vivendo: iperconnessa, fluida, immersiva e partecipativa. E sono questi i tratti distintivi di MEET, il nuovo centro di cultura digitale di Milano, che abbiamo visitato in anteprima.
«Siamo partiti sette anni fa — ci ha raccontato Maria Grazia Mattei, fondatrice e presidente di MEET — con l’idea di aprire uno spazio fisico. Già da un anno siamo in connessione con una rete estesa, dal Canada alla Corea del Sud, che ha dato vita non a uno spazio espositivo o a un centro culturale per addetti ma a un hub di relazioni aperto a tutti per cercare di colmare il digital divide nel nostro paese che è prima di tutto culturale, non tecnologico». Più che mostre, quindi, lecture, simposi, workshop, masterclass e attività formative.
Un palazzo storico del Novecento (ex spazio Oberdan), acquistato da Fondazione Cariplo, restaurato su progetto di Carlo Ratti, si trasforma in un luogo poliedrico, polifunzionale e trasformabile. «L’obiettivo — ci ha detto sempre la fondatrice, che da oltre trent’anni esplora i territori del digitale e dell’innovazione e dal 2005 anima la piattaforma Meet The Media Guru — è che questi muri pulsino di storia digitale. MEET è uno spazio culturale di nuova generazione con un investimento tecnologico che guarda avanti».
Il nuovo MEET di Milano si sviluppa su 1500 mq distribuiti su tre piani. Il piano terra ospita una zona lounge e un bistrot ideato e gestito da mare culturale urbano con il concept del food designer spagnolo Martí Guixé e il design di Italo Rota. L’auditorium da 200 posti, ribattezzato Theater, è dotato di tre gigantesche superfici di proiezione e ospiterà anche la programmazione autonoma della Cineteca. Al primo piano, troviamo l’Immersive Room, una sala dotata di 15 proiettori con immagini in 4K e una serie di piccole gallerie per workshop e mostre. Fulcro dell’edificio è la scala trasparente Living Staircase, anch’essa trasformabile, che conduce al piano dei creative studio e degli uffici.
A inaugurare la sala immersiva è l’installazione site-specific Renaissance Dreams, creata appositamente per MEET, dell’artista e regista turco Refik Anadol (classe 1985). Un’opera generativa, frutto della rielaborazione di migliaia di immagini open-source di opere d’arte e d’architettura del Rinascimento italiano. Un dataset che algoritmi GAN – Generative Adversarial Network hanno processato e rivisitato, cambiando forme, colori, con l’aggiunta di suoni originali.
Il 16 e 17 si tiene online l’HUB Montréal, marketplace di imprese creative del Québec. Il 19, Fondazione Magistretti presenta il Forum internazionale online per valorizzare l’archivio Vico Magistretti. Il 26, Assintel promuove un appuntamento digitale per riflettere sugli scenari economici e digitali futuri a partire dalle conseguenze della pandemia in corso. Il 27 si tiene il phygital showcase dei cinque progetti vincitori del Cross Fertilization Lab.
MEET apre al pubblico in via Vittorio Veneto 2, a Milano, con ingresso su prenotazione, il 31 ottobre, salvo inasprimento delle attuali restrizioni. L’installazione Renaissance Dreams è visitabile gratuitamente, fino al 10 gennaio 2021, sempre su prenotazione.
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