Milano Art Week by Untitled Association, itinerario #6: suoni, tecnologie e un club iconico

di - 19 Settembre 2021

In occasione dell’edizione 2021 della Milano Art Week, in concomitanza con l’uscita di una mappa che segnala eventi, inaugurazioni e progetti legati al mondo dell’arte e di una serie di approfondimenti legati alle realtà no profit e agli spazi emergenti della città di Milano con il progetto Hybrida, Untitled Association è lieta di lanciare un’edizione speciale di Milano Art to Date che fornisca a professionisti del settore, appassionati d’arte e non solo qualche spunto per un itinerario con le iniziative da non perdere.

Per questo ultimo appuntamento, ci spostiamo in una zona della città delimitata dai quartieri Loreto, Buenos Aires e Città Studi, con una piccola deviazione finale che ci porta in zona Pasteur.

Qui potete trovare le altre tappe.

Ruth Beraha è l’artista della prima personale di oggi, dal titolo “Io di te non mi stanco”, allestita presso Ncontemporary e curata da Bernardo Follini.

Tra sculture e installazioni audio, la mostra ci presenta un nuovo capitolo della ricerca dell’artista che indaga le logiche iconoclaste e il rifiuto dell’immagine ricorrendo ai processi narrativi tipici delle fiction. Opera centrale di questo progetto l’installazione Visionarie (2021), un ciclo di sculture che riproducono bulbi oculari dipinti a mano e privi dei corpi dei loro soggetti: nella loro essenzialità di organi della vista, innescano uno scambio vicendevole di sguardi con lo spettatore/la spettatrice che da soggetto invitato a guardare diventa immagine in mostra. Opere, quindi, da guardare e da cui si è guardati. Nella project room risuona, invece, Mia cara (2021), un susseguirsi di frasi che esprimono sottrazione allo sguardo, pronunciate da voci che si inseguono e convergono in un impellente bisogno di invisibilità.

Ruth Beraha, Visionarie, 2021, installation view. Courtesy the artist and Ncontemporary

Non può di certo mancare una visita alla galleria e project space eastcontemporary che dal 15 settembre ospita la personale del duo artistico Pakui Hardware, avviato nel 2014 dagli artisti lituani Neringa Černiauskaitė and Ugnius Gelguda.

Con un accompagnamento testuale di Francesco Urbano Ragazzi, “The Host” raccoglie un corpo di lavori – installazioni spaziali e sculture – che catapultando il visitatore all’interno di una clinica medica analizzando il rapporto tra materia e tecnologia, innescano una più profonda e ampia riflessione sulle implicazioni che queste hanno adesso e avranno in futuro sulla nostra economia e sulla realtà fisica.

Pakui Harware, The Host. Photo credits: Ugnius Gelguda Courtesy the artists and eastcontemporary

Passando invece da via Giovanni Paisiello, al civico n.6, è possibile visitare ben due personali negli spazi di FuturDome.

Niccolò Quaresima, Dusk to Dawn. Fragments from the Plastic Archive. Courtesy the artist and Futurdome

“Dusk to Dawn. Fragments from the Plastic Archive”, di Niccolò Quaresima è un’occasione per celebrare e ripercorrere i 40 anni dalla nascita del club più iconico e rivoluzionario di tutti i tempi, il Plastic di Milano, attraverso l’appropriazione personale dell’artista di una serie di diapositive dimenticate nel seminterrato del club. Curata da Atto Belloli Ardessi, “Perpetual Endless Flow” di Anouk Kruithof racconta attraverso foto-sculture, due collage e un video le problematiche sempre più attuali e urgenti dell’impatto della globalizzazione, del consumismo tecnologico e dell’inquinamento della superficie terrestre e marina sul nostro pianeta.

Anouk Kruithof, Perpetual Endless Flow. Courtesy the artist and Futurdome

Prima di deviare in direzione dell’ultima tappa, presso la Galleria Massimo De Carlo – MDC è possibile visitare la personale dell’artista Danh Vö con opere inedite site-specific.

Di origini vietnamite, l’artista è famoso per istallazioni e opere concettuali che risentono spesso delle sue esperienze personali e che diventano un’occasione grazie alle quali può approfondire questioni di carattere universale e svelare le trame nascoste della società occidentale. Tramite un processo di decostruzione creativa del valore, riassegna agli oggetti raccolti, con un processo a metà tra l’accumulazione intensiva e il collezionismo meticoloso, un nuovo significato e nuove possibilità di espressione.

Chiudiamo l’itinerario con la collettiva “Les Amis”, curata da Fabio Carnaghi presso gli spazi di MARS Milano. Una mostra che, come indirettamente suggerisce il titolo, ha l’obiettivo di raccontare le relazioni solidali che creano tra gli spazi di sperimentazione. I numerosi artisti – nonché amici di MARS – coinvolti nel progetto donano così le loro opere in mostra come forma di sostegno nel tentativo di sensibilizzare ad una valorizzazione delle risorse culturali indipendenti: i proventi raccolti dalla vendita delle opere aiuteranno lo spazio nel suo urgente progetto di rinnovo strutturale.

Devis Venturelli, Unframed, 2021. Courtesy the artist

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