Koyo Kouoh Photo credit Mirjam Kluka
Mentre la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della La Biennale di Venezia concludeva le giornate di pre-apertura, è stata annunciata la nascita della Koyo Kouoh Foundation, nuova istituzione dedicata all’eredità intellettuale di Koyo Kouoh, curatrice della mostra internazionale In Minor Keys, scomparsa improvvisamente un anno fa.
Con sede a Basilea, città in cui Kouoh ha vissuto parte della propria vita, la fondazione nasce con l’obiettivo di proseguire il lavoro avviato dalla curatrice camerunese-svizzera, una delle figure più influenti del sistema artistico internazionale degli ultimi due decenni, mantenendo attiva la sua pratica critica, «Piuttosto che trasformarla in un’immagine immobile», si legge nella presentazione ufficiale della fondazione. «È importante capire che la cultura non è secondaria. È strutturale», afferma ancora il testo programmatico pubblicato online.
La Koyo Kouoh Foundation si propone così come piattaforma di sostegno economico, ricerca e supporto per pratiche culturali legate alla contemporaneità africana ma non solo. Tra i primi obiettivi dichiarati vi è il sostegno a organizzazioni emergenti e consolidate in Africa e a livello internazionale, inclusa la RAW Material Company, il centro d’arte e ricerca fondato da Kouoh a Dakar nel 2008 e diventato negli anni uno dei principali laboratori indipendenti del continente africano. L’istituzione intende inoltre creare spazi dedicati alla ricerca, alla formazione, alla produzione e alla circolazione di pratiche artistiche e culturali storicamente marginalizzate o escluse dai circuiti dominanti.
Tra i progetti annunciati compare anche il futuro Koyo Kouoh Prize, premio pensato per sostenere artisti, curatori, ricercatori e costruttori di istituzioni culturali il cui lavoro rifletta valori legati al pensiero critico, all’immaginazione strutturale e alle pratiche trasformative della cultura. Parallelamente, la fondazione lavorerà alla costruzione di una sede permanente per la Koyo Kouoh Collection, destinata ad accogliere opere, archivi, materiali di ricerca e contributi culturali in dialogo con la sua eredità intellettuale.
Alla guida della fondazione vi è il sassofonista e compositore Philippe Mall, compagno di Kouoh per 17 anni, che ricopre il ruolo di presidente. Nel board figurano inoltre l’artista Alfredo Jaar, Adrienne Edwards del Whitney Museum of American Art, Kate Fowle della Hearthland Foundation e Josef Helfenstein, già direttore del Kunstmuseum Basel.
Al momento della sua scomparsa, Kouoh stava lavorando proprio a In Minor Keys, la mostra internazionale della Biennale Arte 2026. Parallelamente dirigeva lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, dove aveva curato nel 2022 la mostra When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting, uno dei progetti espositivi più discussi degli ultimi anni. Nel corso della sua carriera aveva inoltre preso parte ai team curatoriali di Documenta 12 e Documenta 13, oltre a curare diverse edizioni della EVA International.
In un video pubblicato sul sito della nuova fondazione, Kouoh definisce il lavoro curatoriale come un processo collettivo e profondamente materiale: «Per me creare mostre è come un viaggio, è un lavoro di squadra nel tempo. La curatela è per il 20% ricerca, intelletto e critica, e per l’80% organizzazione, coordinamento e logistica».
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