Nivola & NewYork, veduta dell'allestimento, ph. Mauro Macella
Da lontanissimo arriva Costantino Nivola alla Grande Mela: nato in Sardegna ed esule dall’Europa in tumulto l’artista giunge nel 1939 a New York e lì lavora fino alla scomparsa, quasi cinquanta anni dopo. Al Museo Nivola di Orani un percorso che fa rivivere l’attività d’oltreoceano dello scultore, in mostra fino al 29 agosto.
“Nivola & New York. Dallo Showroom Olivetti alla Città incredibile”, curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri e Carl Stein racconta, tra rilievi riprodotti con fresatura robotica, visual computing, dipinti, videomapping, disegni e sculture, l’universo artistico creato oltremare da Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988).
Una storia che inizia con la fuga di un giovane antifascista che, entrato nella città meravigliosa sul fiume Hudson, diventa ‘muratore’ e “scultore per l’architettura” dei grandi nomi del Modernismo. Lo spazio esposizioni temporanee del Museo Nivola, tra il buio morbido, i colori e le luci dei proiettori, fluidamente si apre.
A raccontare la vita newyorchese dell’artista i suoi lavori negli anni: dalle sculture ai bozzetti e le riproduzioni; dalle creazioni legate al complesso delle Wise Towers dell’Upper West Side, con le opere nella area ricreativa degli edifici tra rilievi e grafiti murali fino al playground con gli iconici cavallini, “una delle invenzioni più felici e gioiose di Nivola” afferma Cheri, alla Combined Police and Fire Facility, dove giunge a compimento la maniera matura dell’artista, tra “narrativo e antimonumentale” come sottolinea Carl Stein. Insieme alle opere scultoree, foto e progetti, l’altra città: la New York dei dipinti e dei disegni, la metropoli folle e viva cui ha bussato l’artista, frenetica e destabilizzante e al contempo coinvolgente e capace di accogliere l’esule.
Fondamenta della mostra è la ricostruzione 3D del grande apparato decorativo creato da Nivola per lo Showroom Olivetti sulla quinta strada di Manhattan: il vasto spazio espositivo della casa d’Ivrea, progettato dal gruppo BBPR nel 1954. In questa vetrina d’eccellenza per l’azienda specializzata in macchine da scrivere l’artista è chiamato a collaborare. A integrarsi con l’ambiente proposto dallo studio d’architettura milanese, ancestrale grotta allagata di marmo, fatta di lampade stalattiti di vetro di Murano e stalagmiti su cui si stagliano le modernissime macchine Olivetti, come preziosi e tecnologici gioielli, Nivola pone un vastissimo rilievo semiastratto di oltre venti metri di lunghezza per cinque d’altezza. La decorazione scultorea e quasi rupestre realizzata con il sand casting, parla, nella New York velocissima dei grattacieli, di un primitivismo felice: un mondo ancestrale e mediterraneo che mischia dee madri e segni incisi, figure pagane, forme geometriche e morbide curve.
Nel buio avvolgente del grande spazio del Museo Nivola, l’antico lavatoio di Orani, è racchiusa la riproduzione 3D e a grandezza naturale del fregio, ricreata dalla macchina a controllo numerico grazie alla scansione dell’originale, custodito dal 1973 al Science Center dell’Università di Harvard. “La riproduzione consentirà di osservare da vicino i dettagli della scultura” – spiega la curatrice Giuliana Altea – “difficilmente visibile dal grande pubblico”. Un’opera “frutto della collaborazione fra umanisti, scienziati e imprese” aggiunge la curatrice Antonella Camarda, iniziata dal progetto di digital humanities Nivola X Olivetti.
“Il negozio più bello della Quinta strada” rivive.
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