Paola Zampa, Totentanz 3, 2008, olio e ricamo su piombo, particolare
Lâinquieto e il rituale. Lâindicibile e il mistero. In occasione dei suoi cinque anni, Casa vuota â spazio espositivo romano fondato dal curatore Francesco Paolo del Re e lâartista Sabino de Nichilo â ospita âBosco Sacroâ, una mostra di Paola Zampa (Civitavecchia, 1951), visitabile fino al 31 luglio 2022.
Lâambiente domestico, ubicato nella zona del Quadraro, sâinfoltisce di ricami, disegni, installazioni e objets trouvĂŠs sulle tracce del mito. Scuri tronchi dâalbero, dipinti su stoffa e su carta emergono dal fondo oro, concorrendo alla creazione di unâatmosfera sovrannaturale, intima ed immersiva.
Una voce registrata allâingresso della casa recita alcuni versi dellâOde classica di mezzogiorno, testo poetico composto dallâartista anni addietro, di richiamo alle opere in mostra; come a celebrare lâimportanza dei ritorni, iconografici ed emotivi, dellâesistenza umana.
Le pareti e i pavimenti sâinfittiscono di quelli che Zampa definisce fantasmi: disegni a olio che, cotti successivamente nella cera, si sciolgono lasciando un profilo indefinito della figura di partenza. Vi si riconoscono carcasse di animali, frazioni di corpi, ex voto, conchiglie, reliquie, simboli enigmatici, sagome fitomorfe, ombre.
La cera depositata sui fogli dona alle immagini una nuova pelle, al tatto liscia e singolare, offrendo al fruitore lâimpressione che ogni effigie sia, in veritĂ , imbalsamata. CosĂŹ come il divino anche il funebre e il sacrificio partecipano del clima ancestrale di cui Zampa satura Casa Vuota.
La bellezza austera di un bosco antico, luogo mentale e letterario, è per lâartista strumento attraverso il quale poter raccontare anche ciò che non può essere raccontato. Percezioni, apparizioni segrete, perfino visioni erotiche e perturbanti.
Tra i disegni, sulle mura, si addensano delicati mostriciattoli in piombo, a ricordare che le selve mitiche non sono soltanto teatro di danze ninfali e di fasti. Lungo il percorso espositivo bene e male si mescolano in un groviglio di inestricabile fascino arcaico.
Zampa, che dagli anni Ottanta genera creazioni artistiche composite, ha sempre prediletto lâapproccio e il dialogo con elementi naturali, che si ritrovano infatti anche nel suo bosco: allâinterno di alcune teche sono visibili assemblage costruiti con ossa animali. Ma le numerose tecniche dellâartista non si arrestano a disegni e composizioni. Il ricamo di un grande satiro triviale dialoga con una Venere botticelliana in radiografia.
La dea dellâamore, la cui folta chioma è ancora riconoscibile, si mostra tuttavia scheletrica, nella sua face piĂš terrena. Il Bosco è sacro anche e in forza del profano che vi dimora, in un ciclo continuo di trasformazioni, paradossi, caccie, inseguimenti e soprattutto rivelazioni.
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