In questi giorni di chiusure – ne scrivevamo qui – finalmente una notizia controcorrente. Perrotin amplierà la sua presenza nel panorama dell’arte contemporanea, con l’apertura di una nuova sede a Parigi, prevista per la primavera 2020. Come se non bastassero le altre tre, sempre nella capitale francese. Per non parlare di quelle a New York, Seul, Tokyo, Shanghai e la prossima, già annunciata, a Hong Kong.
Situata al 2bis di Avenue Matignon, il nuovo spazio di Perrotin si trova a due passi dal giardino degli Champs Elysees e dal Grand Palais, al piano terra di un edificio costruito a inizio Novecento. Non sarà molto grande, parliamo di circa 70 metri quadrati e la scelta non è chiaramente dettata da limiti di budget. Si tratterà infatti di uno spazio accogliente, «un posto in cui spero sia piacevole trascorrere del tempo», ha spiegato Emmanuel Perrotin, che aprì la sua prima galleria nel 1989, nel suo appartamento al 3rd arrondissement di Parigi. Un ritorno all’intimità, insomma, un angolo appartato dove poter fare una certa esperienza dell’arte contemporanea.
E poi, per le mostre più muscolari, Perrotin ha a disposizione, tra le molte altre, la sede di 2300 metri quadrati, sempre al Marais, e i due piani in Rue de Turenne, spazi oltretutto molto frequentati. Per esempio, per la mostra di Daniel Arsham aperta a gennaio, sono stati registrati quasi mille visitatori al giorno. E per una galleria privata sono numeri importanti.
Ma Perrotin Matigon non ospiterà mostre ufficiali, anche se non è escluso che in futuro la strategia possa cambiare. Piuttosto, presenterà progetti specifici, sfruttando anche lo spazio esterno, utile per installazioni più grandi. Chiaramente anche i fruitori saranno diversi, rispetto a quelli occasionali: «Sono davvero molto felice di questa nuova sede, che faciliterà le relazioni tra la galleria e i nostri collezionisti», ha spiegato Perrotin. Insomma, si va dritti alla meta.
E si apre una questione: le gallerie d’arte contemporanea diventeranno degli spazi destinati solo a un pubblico specializzato – anzi, in questo caso, “orientato” – e sempre meno trasversale? In parte già lo sono – in effetti, probabilmente, è sempre stato così –, vedremo come evolverà la situazione. Quel che è certo è che Perrotin, dal punto di vista del display e della proposta, è uno dei galleristi più all’avanguardia nel settore e più attento a certi cambiamenti. Per esempio, negli ultimi anni, le attività delle sue gallerie si sono diversificate, tra podcast, video e incontri pubblici, arrivando ad aprire anche dei veri bookshop, per ampliare l’esperienza dell’arte.
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