Simone Cametti, veduta della mostra Primitivo
Il 16 gennaio si è tenuto l’opening di primitivo, personale di Simone Cametti, negli spazi della Shazar Gallery, nel cuore del quartiere Montesanto a Napoli.
Dopo la personale di Lello Lopez, la Shazar ospita un altro percorso di riflessione sullo Spazio e sulle sue diverse possibilità di interpretazione e rappresentazione. Stavolta l’esposizione è stata curata da Valentina Muzi insieme all’artista Simone Cametti, nell’occasione co-curatore.
Varcando la soglia, l’attenzione è subito catturata dalla installazione ben visibile dalla vetrina della galleria: uno stralcio cartografico, con un sentiero illuminato da tubi led, evidentemente eradicato e trasportato nelle due casse di legno poggiate sul pavimento.
Si tratta di un’opera in cui lo spazio viene ridotto ai segni convenzionali minimi – una linea per indicare un sentiero di collegamento tra due bivacchi pur non essendoci riferimenti – facendo sì che i rimandi evocativi degli elementi scelti per l’opera, come la foto di un rifugio abbandonato, siano ancora più potenti.
La relazione tra luogo e sentiero è al centro di primitivo: in questo caso, il sentiero non è guida ma possibilità di perdere i punti di riferimento così da scoprire e definire nuovi percorsi e nuovi spazi. Proprio con questa possibilità si sono confrontate le due giovani artiste Francesca Cornacchini e Chiara Fantaccione le quali, in occasione di una residenza artistica, hanno avuto modo di elaborare le due opere in esposizione alla Shazar. Nel lavoro della Cornacchini, lo spazio trova ancora una volta espressione in modo quasi essenziale mediante la delimitazione di un rifugio con un’asta metallica curva, quasi a simulare un antro; la Fantaccione, invece, mette al centro la ritualità attraverso un’installazione audio-video in cui al centro c’è la contrapposizione tra luce e buio.
È tanta la curiosità di conoscere la storia dei bivacchi in cui sono state elaborate le opere in esposizione, gli stessi protagonisti di Bivacchi (2019), due rifugi tra i Monti della Laga riqualificati attraverso questa azione artistica. Non bisogna dimenticare però, che primitivo è un invito al disorientamento, al perdersi per ritrovare nuovi tracciati privi di coordinate.
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