Prorogata la mostra di Giacomo Balla a Parma: cinque chiavi per leggere l’opera del Maestro dell’Avanguardia

di - 24 Gennaio 2026

La proroga della mostra Giacomo Balla, un universo di luce, visitabile fino al 15 febbraio 2026 nelle sale del Palazzo del Governatore, a Parma offre l’occasione per tornare su una figura centrale dell’arte del Novecento italiano. A cura di Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini, in collaborazione con Elena Gigli, la mostra riunisce oltre 60 opere provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, esposte per la prima volta nella loro interezza fuori dalla sede romana. A partire dall’occasione espositiva, ecco cinque elementi chiave per orientarsi nell’universo di Giacomo Balla, maestro del Futurismo e instancabile sperimentatore.

Giacomo Balla, l’arte che ricerca la luce

Il primo aspetto da conoscere è che Balla non nasce futurista. La sua formazione avviene tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento all’interno di un solido realismo sociale e divisionista. Opere come Nello specchio mostrano un’attenzione rigorosa alla vita quotidiana, alla figura umana e alla luce naturale, intesa non ancora come energia astratta ma come strumento di indagine psicologica e sociale. Questa fase iniziale, spesso oscurata dalla fama futurista, è invece fondamentale per comprendere la coerenza della sua ricerca.

Giacomo Balla, Dei Viventi; La pazza, 1905, olio su tela, cm 174,7 x 115. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea © Giacomo Balla, by SIAE 2025, foto di Alessandro Vasari

Il secondo punto riguarda il ruolo centrale di Balla nel Futurismo. La sua adesione al Movimento ebbe una vera funzione teorica e fondativa. Balla firma i manifesti futuristi insieme a Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo, contribuendo in modo decisivo alla definizione dei concetti di dinamismo, velocità e simultaneità. Le sue ricerche sul movimento, sulle “linee di forza” e sulla scomposizione dell’azione fanno di lui uno dei protagonisti assoluti dell’Avanguardia europea.

Giacomo Balla, un universo di luce, veduta della mostra, Palazzo del Governatore, Parma, Ph. Marco Vasini

Il terzo elemento è la luce, autentico filo rosso di tutta la sua opera. Dalle sperimentazioni divisioniste alle celebri Compenetrazioni iridescenti, Balla indaga la luce come fenomeno fisico, ottico e simbolico. Nelle sue opere, l’artista tenta di rendere visibile la struttura di ciò che illumina le cose, la vibrazione, l’energia. È proprio attraverso lo studio della luce che Balla approda a una delle prime forme di astrazione geometrica in Europa, anticipando sviluppi che segneranno profondamente il linguaggio dell’arte moderna.

Il quarto aspetto riguarda il rapporto tra disegno e pittura. Per Balla il disegno è un campo di ricerca autonomo. Studi, bozzetti e annotazioni costituiscono una sorta di laboratorio permanente in cui l’artista osserva il mondo, ne registra i segni minimi e li trasforma in strutture visive complesse. Questo metodo, evidente anche nei lavori esposti a Parma, rivela un’attenzione quasi scientifica al processo creativo e spiega la straordinaria coerenza della sua produzione.

Giacomo Balla, un universo di luce, veduta della mostra, Palazzo del Governatore, Parma, Ph. Marco Vasini

Il quinto punto è la fase tarda, ancora poco conosciuta dal grande pubblico. Dopo gli anni Trenta, Balla torna a una figurazione inedita, attraversata però da tutte le acquisizioni sperimentali precedenti. Guardando alla fotografia, al cinema e alla cronaca quotidiana, l’artista osserva la realtà urbana e domestica con uno sguardo nuovo, come dimostrano opere legate alla vita romana durante la Seconda guerra mondiale. Anche qui, il tema della luce resta centrale, come strumento per restituire la complessità dell’esperienza quotidiana.

Giacomo Balla, La fila per l’agnello, inverno 1942, olio su compensato, cm 90 x 67,2. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea © Giacomo Balla, by SIAE 2025, foto di Alessandro Vasari

La proroga della mostra di Parma è dunque un’opportunità per rileggere la figura di Giacomo Balla nella sua interezza: non soltanto come icona del Futurismo ma come artista che ha attraversato linguaggi, stagioni e contraddizioni del Novecento, mantenendo sempre la luce come principio vitale e conoscitivo della propria visione.

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