Quando l’arte approda in aeroporto: il progetto di Gesac e Madre a Napoli

di - 27 Novembre 2025

L’aeroporto come super luogo, spazio in cui i segni sono inequivocabili, dove il linguaggio si compatta fino a diventare sistema perfetto di orientamento, dove ogni ambiguità di significato è ridotta alla soglia minima. Una topologia della chiarezza, quasi un ideale semiotico. Qui si procede soltanto in due direzioni – partenza o arrivo – e ciascuna corrisponde a una postura mentale, a una soglia emotiva. E poi ci sarebbe anche una terza condizione, quella obliqua dello scalo, della coincidenza tra le cose. In un contesto così funzionale ci si potrebbe chiedere cosa accade quando l’arte contemporanea, che vive di ambivalenze, frizioni percettive e stratificazioni permeabili di senso, entra in un luogo pensato per abradere ogni attrito? Da alcuni anni molti aeroporti hanno accolto questa sfida, trasformando i terminal in spazi espositivi diffusi. L’esempio più noto è il progetto da 22 milioni di dollari del John F. Kennedy di New York, che ha chiamato artisti come Barbara Kruger, Laure Prouvost e Sky Hopinka a intervenire con opere di grande impatto.

Anche in Italia questa tendenza si è consolidata – Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Torino Caselle – e ora, con un passo deciso, Napoli Capodichino entra nel discorso con un progetto strutturale che intreccia arte, territorio e comunità. L’aeroporto, gestito da GESAC, negli anni ha ospitato collaborazioni con istituzioni come il Museo di Capodimonte e il MANN – Museo Archeologico di Napoli ma l’attivazione con la Fondazione Donnaregina Museo Madre e con l’associazione Amici del Madre segna una nuova tappa, perché porta la contemporaneità dentro un luogo di transito attraverso un modello continuativo, che tiene insieme progetti espositivi e attività educative.

Nei mesi scorsi, infatti, sono partiti due laboratori dedicati ai ragazzi dei quartieri che insistono nei pressi dell’aeroporto: uno curato da Walter Maioli, dedicato ai suoni della natura e delle civiltà arcaiche, l’altro condotto da Marco Pio Mucci, sul disegno e sulla simbologia popolare napoletana.

La prima opera in aeroporto: Mathilde Rosier

È in questo orizzonte che si inserisce la prima esposizione del ciclo, inaugurata nell’area imbarchi alla presenza di Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina, Eva Fabbris, Direttrice del Museo Madre, e Roberto Barbieri, Amministratore Delegato di GESAC.

Opera video Mathilde Rosier all’Aeroporto di Napoli

Si parte quindi con Le massacre du printemps, opera del 2020 di Mathilde Rosier, coprodotta dal Museo Madre e da Residency 80121, un video che rielabora, con ironia mista a inquietudine, il mito scenico de Le Sacre du printemps di Igor Stravinsky, originariamente interpretato dai Balletti Russi di Sergej Djagilev. L’artista parigina, classe 1973, trasforma quella danza primordiale in una coreografia agricola che attraversa Napoli come uno specchio, rovesciando l’immaginario romantico della primavera in un gesto di tensione ecologica e politica.

Nell’opera, i danzatori appaiono come figure fluttuanti sopra tre paesaggi-cardine: le serre di Pompei, «Metafore di come l’intensa produttività possa essere parte di un processo micidiale», il porto industriale di Napoli e il centro urbano, «Dove l’inquinamento e l’incoerenza dell’attività umana danzano sul vulcano», l’ex sito industriale e la baia di Pozzuoli, «Una terra contaminata e un’area marittima abbandonata, la cui desolazione contrasta con una bellezza seducente».

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video) Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121 Dono dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

La struttura visiva lavora sulla frizione tra registri. Da un lato il paesaggio antropizzato, letto da una prospettiva panoramica, attraverso un punto di vista quasi aeronautico, che rivela lo schema dell’architettura, le linee della pianificazione urbana, gli snodi dell’intervento umano. Dall’altro, la gestualità profondamente codificata del balletto, il movimento rituale che si riverbera nel gruppo dei danzatori.

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video) Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Residency 80121 Dono dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy l’artista; Galleria Raffaella Cortese, Milano; Kadel Willborn, Düsseldorf; The Breeder, Athens

Arte, codici e aeroporti: una riflessione

L’opera appare così doppiamente significativa nel contesto aeroportuale. Lì dove tutto deve essere leggibile, lineare, immediato, Rosier introduce un codice che eccede, una sintassi visiva che richiede tempo e ascolto.

L’aeroporto diventa una cornice che amplifica – o distorce – il senso del lavoro, perché mette a confronto due sistemi di segni: quello funzionale e standardizzato della mobilità globale e quello aperto, ambiguo, poetico dell’arte contemporanea. In uno spazio dove tutto è transito, impone un incontro. È anche un invito, come ha sottolineato Barbieri, a una «Pausa di consapevolezza», a guardare il mondo che attraversiamo non più solo come sfondo operativo ma come ecosistema fragile, stratificato, segnato dalla nostra presenza.

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Tag: Angela Tecce Eva Fabbris Fondazione Donnaregina per le Arti contemporanee Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina Mathilde Rosier napoli

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