Fondazione D'ARC, Roma 2024, ph. Eleonora Cerri Pecorella
Archeologia e industria ma anche arte e creatività contemporanee, tra ricerca e sperimentazione, per superare i tradizionali confini espositivi. A Roma, nel cuore della zona Tiburtina, ha aperto le porte la nuova sede della Fondazione D’ARC, segnando un altro passo nell’evoluzione della collezione Floridi, creata e curata da Giovanni e Clara Floridi che, negli scorsi anni, avevano già presentato diversi progetti in un altro spazio romano, un ex rifugio antiaereo in via di Sant’Ippolito.
Situata in via dei Cluniacensi 128, la nuova sede della Fondazione D’ARC, oltre a esporre le opere della raccolta, mira a diventare una vera e propria piattaforma di scambio culturale: residenze artistiche, attività didattiche e progetti di ricerca convivono all’interno di una ex fabbrica di cemento, trasformata con un approccio di rigenerazione urbana dallo studio 3C+t Capolei Cavalli architetti associati. I 6mila metri quadrati del sito si articolano in diverse strutture, ciascuna con una funzione distinta e mirata: l’edificio principale è dedicato alle esposizioni, sia permanenti che temporanee; l’ex mensa e officina ora ospita un bistrot e una falegnameria; la casa degli ex uffici della fabbrica è destinata agli artisti in residenza. Il progetto, realizzato secondo criteri di sostenibilità, si affida a un impianto fotovoltaico che consente l’autosufficienza energetica, sottolineando il legame tra innovazione e tradizione.
«L’obiettivo è dare una nuova centralità dell’arte e della cultura ad un quadrante semiperiferico della città: il quartiere Tiburtino, manifesto del neorealismo architettonico costruito negli anni 50 e caratterizzato da edifici molto alti abbastanza anonimi a prevalente vocazione popolare», spiegano dalla Fondazione D’ARC.
L’apertura della Fondazione è un’occasione per mostrare la collezione Floridi nella sua complessità e varietà. Curata da Giuliana Benassi, l’esposizione offre un intreccio di epoche e linguaggi artistici, lasciando spazio a connessioni inedite e a scelte non cronologiche. Questo approccio libero è evidenziato dall’accostamento tra maestri del secondo Novecento – come Giulio Turcato, Jannis Kounellis, Alighiero Boetti – e artisti contemporanei quali Vanessa Beecroft, Emma Talbot e Eva Jospin. La presenza di opere di giovani come Giulia Cenci e Bea Bonafini rivela una volontà di aprirsi alla sperimentazione e all’arte emergente.
Al di là degli spazi interni, l’area esterna si trasforma in una piazza pubblica per eventi all’aperto e arti performative. In questo ambiente, scultura e natura si fondono, estendendo il dialogo artistico al giardino e al piazzale. L’antico e l’industriale si fondono, grazie anche alla vicinanza di un sito archeologico: un mausoleo del II secolo, legato all’antica domus romana di Aquilio Regolo, che aggiunge un ulteriore strato di significato al progetto.
Con un programma già avviato per il 2025, la Fondazione D’ARC ospiterà artisti internazionali in residenza e aprirà le porte alle scuole e alle accademie, alimentando un dialogo tra arte contemporanea e formazione. Gli spazi diventeranno anche sede di incontri di poesia, teatro, cinema, rivolti a un pubblico sempre più ampio e variegato.
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molto interessante e molto bello... (chissà come si fa per poter esporre in questa location...)