Bene, scivoliamo pure sulla buccia di banana messa a bella posta da Maurizio Cattelan perché ci cascassimo come in una vecchia comica. Del resto alle comiche, la banana attaccata al muro con un pezzo di nastro adesivo allude fin dal titolo: Comedian, il comico, appunto.
C’era da prevederlo che, come Duchamp, questo prepensionato di lusso, ritiratosi ufficialmente nel 2012, avrebbe realizzato di tanto in tanto qualche opera nuova, quando più gli piace, senza sottomettersi alla pressione della produzione artistica costante. Lo aveva fatto qualche tempo fa con America, il water d’oro prodotto per il Guggenheim e da poco rocambolescamente rubato dal Blenheim Palace dove era in mostra, o meglio, dove occupava uno dei bagni della residenza in cui era solito scoprire il suo nobile deretano Winston Churchill. E lo rifà ora con Comedian, che, a rovescio, tocca lo stesso tema, uno dei problemi fondamentali oggi: quello del valore, un concetto che il capitalismo ha tradotto in solo valore monetario ma che ormai mostra molti limiti e criticità.
Con America era un oggetto prezioso, fatto interamente d’oro massiccio, a tornare a una funzione banale, volgare, quella di raccogliere le deiezioni dei visitatori. Qui è un oggetto banale, povero e decomponibile, ad assumere un alto valore. L’umile banana organica, comperata per 30 centesimi al supermarket, assurge a opera d’arte, con quel nastro da elettricista diventato un tratto distintivo dell’artista e lo stand della Galleria Perrotin ad Art Basel Miami a confermare che quello, sì, visto il luogo in cui si trova, è proprio un lavoro di valore molto alto. La notizia della vendita per 120.000 dollari, infatti, non è secondaria, ma viaggia insieme all’opera, ne diviene parte integrante, come spesso accade per i lavori di Cattelan, che si nutrono dell’alone comunicativo che li circonda.
Come sempre l’artista gioca sull’ostilità di molti, che vi vedono solo una banana, e sull’appoggio di alcuni, i quali vi scorgono una sublime opera d’arte carica di significati: dalle allusioni erotiche alla globalizzazione dei mercati, dalla citazione di Andy Warhol a quella del suo vecchio lavoro con il proprio gallerista appeso al muro da fitti tratti di nastro adesivo. Insinuando il dubbio, Cattelan critica il sistema di cui pure è emanazione, lo stanco mondo dell’arte contemporanea che lascia sempre più persone interdette. Ma lo fa sfruttando al massimo i mezzi di comunicazione, e quindi arrivando a tutti, come quasi mai un prodotto artistico.
Ma non è finita, perché per Cattelan il lavoro è come il maiale, va usato fino in fondo. Diceva Checov: se nel primo capitolo di un racconto spunta una pistola, prima o poi quella pistola deve sparare. Se in una ricca residenza inglese c’è un water d’oro massiccio, la notte quel water deve essere rubato. Se in un booth di una fiera d’arte compare una banana vera, prima della fine quella banana deve essere mangiata. Così, David Datuna, un artista georgiano che risiede negli Stati Uniti, di fronte a una folla di paparazzi ha staccato e mangiato l’artistico frutto. E via con un altro giro di notizie su tutti i media internazionali. Può sembrare troppo lineare, troppo diretto. Ma come nelle vecchie comiche quando si vede una buccia di banana per terra prima o poi qualcuno ci deve scivolare sopra. E anche se lo sapevamo, ciò non toglie sapore alla gag.
Cattelan è un maestro del linguaggio comico, anche se negli ultimi tempi il mondo, con i suoi drammi e le sue incertezze, non si presta molto a questo linguaggio. Ma nei casi migliori, quando tocca il tema del valore delle cose, quando insinua una critica al mondo dell’arte, riesce ancora ad essere graffiante come pochi. E anche noi, che pure lo sapevamo, siamo qui a parlarne scivolando piacevolmente sulla buccia della sua banana.
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