Pietro Fachini, Racconti dalle terre piumate, Installation view. Courtesy ArtNoble gallery. Photo credit: Michela Pedranti
Una dimensione ancestrale e onirica è lâaccoglienza di ArtNoble Gallery, che ospita la personale di Pietro Fachini dal titolo Racconti dalle terre piumate. La mostra, a cura di Arnold Braho, rende pubbliche le ricerche sulle connessioni naturali tra terra e mondo animale che si sviluppano in diverse aree del pianeta. La stessa scelta del titolo allude alla volontĂ di narrare, con una modalitĂ quasi favolistica, la storia del sottobosco, dei suoi abitanti e della stessa terra che li accoglie e li nutre. Dalla Sardegna alla Colombia, fino al Messico, Pietro Fachini viaggia alla volta di nuove mete che confluiscono nelle opere esposte da ArtNoble.
Le ambientazioni rappresentate da Pietro Fachini, nelle tele che aprono la mostra da ArtNoble Gallery, si ispirano ai boschi di sughere in Sardegna. Importanti sono la ricerca e lâanalisi di minerali, vegetali e animali, trasposti minuziosamente nelle opere. In questi ecosistemi, piccole piume e insetti si manifestano in un contesto onirico e fantastico. Un esempio di queste ricerche è Mantide (Predatrice di calma) (2024), in cui il tempo sembra essere sospeso, quasi in attesa di un futuro avvenimento. Leticia (2024), testimonianza delle analisi in Amazzonia, è un campionario delle terre e dei pigmenti rintracciati durante le ricerche dellâartista che si è interfacciato con le popolazioni del posto. Le stesse terre naturali sono protagoniste dei monotipi dai caratteri ancestrali, appartenenti alla serie Pastore delle nuvole (2024). Come un archeologo durante la fase dellâinventario, Fachini ha raccolto alcuni dei reperti, come piume, sugheri, ossa, terre e piccoli animali, disponendoli nel Tavolo dâarchivio.
A conclusione del percorso espositivo, due piccoli e preziosi dipinti narrano del principio e della fine. Da un lato, il corpo scheletrico di un uccellino è contornato da formiche che lo attraversano. Sul fronte opposto della stanza, un uovo nel suo nido è sospeso allâinterno di una nicchia. Ad accogliere lâopera una parete arancione, che contribuisce a creare unâatmosfera raccolta. ÂŤLa scelta cromatica è un potenziatore visivo, il soggetto è il lavoro. Il tono scelto richiama le terre trovate in SardegnaÂť, ha affermato lâartista.
Le opere installate nella mostra Racconti dalle terre piumate, da ArtNoble Gallery, sono solo parte dellâindagine approfondita che Pietro Fachini compie da diversi anni in giro per il mondo. Per questo motivo abbiamo chiesto allâartista di parlarci di come è nato il suo lavoro e del rapporto che intrattiene con le popolazioni locali.
Qual è lâimpulso che ha dato il via alla tua pratica artistica?
Lâimpulso che ha disinnescato la mia ricerca artistica è duplice. Il primo, che potrei definire tecnico, è stato conoscere il pittore Maurizio Bottoni e il conseguente confronto umano avuto in questi anni. Frequentare il suo studio ed esaurire i dubbi e le curiosità è stato entusiasmante sin dal principio. Un secondo forte vettore della ricerca è legato al mondo naturale e allâappassionante necessitĂ di scoprirlo in profonditĂ . Ritengo importante sviscerare le questioni: dalla natura del comportamento (etologia), fino alle manifestazioni della materia (come la terra colorante e la piuma dâuccello). Questo è il mio campo di esplorazione.
Anche lâidea di lavorare con i pigmenti naturali, comporli e usarli è unâazione alchemica, quasi magica.
Ritengo necessario assecondare i principi anche nella pratica pittorica, intelaiare un sistema coerente di azioni immediate, dalla scelta dei soggetti dal vero a quelle tecniche. Parlo di manifestazioni spontanee perchĂŠ trovo incredibile che la piuma della ghiandaia sia cosĂŹ, di quel blu, e non altro. Lâidea è di dipingere per gli occhi delle persone piĂš che per le persone stesse, come se fossero delle meditazioni visive. Anche il lavorare con le terre sarde è una scelta legata alla spontaneitĂ . Soprattutto perchĂŠ, essendo pigmenti naturali, ogni ritrovamento darĂ un risultato sempre differente. Inoltre, il dover ricercare (fisicamente) il colore apre, nel processo di realizzazione del lavoro, una importante parentesi esperienziale che ne influenza inevitabilmente il risultato finale.
Nei tuoi viaggi lavori spesso a contatto con le popolazioni dei posti che visiti. Che rapporto si crea? Ti aiutano con le tue ricerche?
Nei viaggi legati alla pratica pittorica, il primo luogo che ricerco è quello che possiede una maggior quantitĂ di informazioni utili per proseguire la mia indagine su un piano di autenticitĂ . Solitamente è il classico âbar di paeseâ che, dalla Colombia alla Sardegna, reincarna a suo modo lâanima locale. Mi è sempre capitato di stringere legami di amicizia e penso sia inevitabile in una ricerca di confidenza con i mondi che si intende esplorare. Ho avuto la fortuna di essere ospitato anche per lunghi periodi e di esperire la gratuitĂ e il supporto delle persone incontrate. Si crea un sincero rapporto, sia per accompagnarmi in luoghi utili, sia per conoscere figure per un sostegno tecnico. A volte, gli incontri diventano anche soggetti del lavoro. In Colombia, ad esempio, mi recavo per interi pomeriggi da unâanziana signora indigena per chiacchierare e disegnarla, lâabuela Tomasa, di cui ho realizzato molti disegni.
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