Lawrence Weiner, Spaccato - Split, TRACCE / TRACES, 2020. Ph. Claudia de Nicolò, Bianca Trevisani
Parole dalla leggera suggestione, sospese nel cielo d’agosto: non poteva che farle scorrere un artista dalla mente luminosa. Lawrence Weiner si è spento ieri, 2 dicembre, lasciando centinaia di opere a parlare per sempre. Come quelle di “TRACCE / TRACES”, mostra curata da Luca Lo Pinto e dagli spazi non canonici, svoltasi nel cielo del litorale romano, da Ladispoli ad Anzio, nell’agosto 2020, tramite una serie di banner trainati da aerei. Da quel progetto è stato tratto un film, realizzato in collaborazione con Ring Film, che sarà trasmesso per la prima volta in streaming, per 24 ore, a partire dalle 12 di sabato, 4 dicembre, sul sito del Museo Macro. Per l’occasione, oltre al film che documenta la mostra, è stato realizzato un libro d’artista in edizione limitata, in collaborazione con la Galerie Hubert Winter.
La mostra si collega all’omonimo libro prodotto dall’artista nel 1970 per la galleria Sperone, curato da Germano Celant che si occupò della traduzione. A distanza di cinquant’anni dalla data della pubblicazione, Weiner ha selezionato dieci opere tra le 50 contenute nel libro, in modo da presentarne ogni giorno una diversa.
«Se storicamente vi sono state singole opere realizzate con gli aerei o le loro le scie di condensazione (in particolare quelle di Marinus Boezem, Maurizio Nannucci e Bruce Nauman) “TRACCE / TRACES” è stata la prima personale di un artista mai realizzata nel cielo», spiegano dal Macro. «La mostra ha permesso a migliaia di persone di partecipare a un’esperienza collettiva unica e totalmente effimera, offrendo a ciascuno spettatore la possibilità – perlopiù inaspettata – di entrare a contatto con delle opere d’arte al di fuori del contesto in cui siamo soliti osservarle».
TRACCE / TRACES MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma / Museum of Contemporary Art of Rome Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist Ph. Claudia de Nicolò, Bianca TrevisaniIl film si apre con la voce dell’artista che enuncia una dopo l’altra le dieci parole, tutti verbi al participio passato in italiano e inglese, che compongono le opere di questa mostra, a cui seguono le letture, le interpretazioni e le reazioni del pubblico.
La conclusione è affidata di nuovo alla voce dello stesso autore: «Sono molto felice di come è andata. La reazione del pubblico è stata molto più puntuale di quanto si potesse immaginare. Nessuno ha posto il dubbio se fosse arte o non arte, si sono chiesti cosa dicesse e come si riferisse a loro. Questo è ciò che fa l’arte. Questa è l’unica affermazione che posso fare: l’arte ti presenta del materiale con cui puoi costruire una realtà a te comprensibile. Tutto qui. Devi trovare il tuo posto al sole. Tutto quello che possiamo fare noi è darti gli strumenti».
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