POLYTROPON ESTERNO SUL FIUME
A pochi chilometri da Firenze, lungo il corso del fiume Sieve, un ex complesso industriale torna a vivere come spazio dedicato alla sperimentazione contemporanea. Aprirà l’1 marzo 2026, a San Francesco di Pelago, Polytropon Arts Centre, nuovo centro per le arti contemporanee che sceglie la via della multidisciplinarità e del radicamento territoriale, senza dimenticare un’apertura internazionale.
Il progetto nasce dalla visione dell’architetta Maria Papadaki Badanjak, con il sostegno del presidente Claudio Cantella e la direzione artistica affidata ad Andrea Cavallari, compositore e artista visivo italo-americano la cui pratica attraversa musica, arti visive e performance. Con il patrocinio dei Comuni di Pelago e Pontassieve, Polytropon si presenta dunque come un polo non-profit pensato per accogliere mostre, concerti, azioni performative, workshop e programmi di formazione.
Se lo sguardo è contemporaneo, l’ascendenza è mitologica, anzi omerica: Polytropon è uno degli epiteti di Ulisse e si riferisce a qualcosa di versatile, caratteristica che vuole essere richiamata per questo luogo di attraversamento, in cui i linguaggi si contaminano e il pubblico è invitato a esperire l’arte come pratica estesa, che coinvolge corpo, pensiero e relazione, tenendo insieme arti visive, musica contemporanea, teatro, pratiche di benessere e cultura enogastronomica.
La sede contribuisce in modo decisivo a definire l’identità del progetto. Il centro sorge infatti in un articolato complesso industriale di via del Molino, nei pressi del Ponte Mediceo del 1541, un’area che per oltre sei secoli ha ospitato mulini, gualchiere, filatoi e manifatture tessili alimentate dall’energia del fiume. Un luogo segnato dalla storia produttiva del territorio, duramente colpito durante la Seconda guerra mondiale e ricostruito nel Dopoguerra, che oggi viene riconvertito in chiave culturale senza cancellarne le stratificazioni.
La Galleria, circa 240 metri quadrati affacciati sul Sieve, è pensata come ambiente principale per mostre, performance ed eventi, integrando anche uffici e un bar con giardino sul fiume. Poco distante, la Project Room, ricavata in un’ex centrale idroelettrica poi utilizzata come magazzino, offre 135 metri quadrati destinati a progetti site specific e installazioni sonore, mantenendo visibili le tracce della sua origine industriale. Due luoghi distinti ma complementari, concepiti come piattaforme aperte alla sperimentazione.
A inaugurare ufficialmente Polytropon Arts Centre sarà una mostra, visitabile fino al 21 giugno, Quello che avanza, intervento inedito di Alfredo Pirri. L’opera, concepita appositamente per il luogo, si svilupperà come un intervento architettonico e poetico che metterà in relazione percezione e spazio vissuto. Tra i più influenti artisti italiani, noto per l’uso di superfici riflettenti, strutture temporanee e dispositivi capaci di alterare l’equilibrio sensoriale dello spettatore, Pirri prosegue qui una ricerca che interroga il rapporto tra costruito e percepito. La mostra assume così un valore paradigmatico per il nuovo centro, ponendosi come atto fondativo e dichiarazione di intenti: l’arte come strumento per ripensare lo spazio e attivare una relazione consapevole con il contesto.
Attorno alla mostra si articolerĂ una prima stagione primaverile che rafforza la vocazione multidisciplinare di Polytropon. Accanto al workshop e alla masterclass condotti da Pirri, il programma intreccia musica contemporanea, performance e azioni teatrali, fino a culminare, il 21 giugno, in una serata ispirata allo spirito Fluxus che coinvolgerĂ anche lo spazio pubblico circostante, in collaborazione con le amministrazioni locali.
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