Villa Clea. Photo credit: Maxime Delvaux
Nell’ottica della riconversione degli ambienti di lavoro, si fa strada Villa Clea, nata dalla volontà di Allina e Matteo Corbellini, con lo scopo di ospitare gli artisti in residenza e condividerne le ricerche. La zona che ospita il progetto è il quartiere di Scalo Romana, verso Milano sud, attualmente interessata da una serie di interventi di riqualificazione urbana.
La struttura e gli interni di Villa Clea, in un’ex-officina, sono stati ridisegnati dai coniugi Corbellini, in un minimalismo caldo e accogliente. L’architettura preesistente dialoga con i nuovi elementi in argilla e cemento immaginati da Matteo, che ha optato per realizzare tre aree differenti ma collegabili. Il design del blocco, anch’esso finemente studiato, accoglie gli arredi della collezione Luna, pensata da Allina apposta per l’occasione. Il dialogo che si crea nello spazio gioca sul contrasto tra i mobili in alluminio e l’atmosfera calda data dal resto dell’ambiente. L’idea, infatti, consiste nel creare una «Casa fluida», citando le parole dell’ideatrice, per cercare «Attivamente la tolleranza dell’eterogeneità delle forme artistiche e umane».
Attraverso architettura e design, Villa Clea punta a dare ospitalità agli artisti internazionali, mettendo a disposizione un luogo di studio, residenza, creazione ed esposizione. Questo «Place-to-stay contemporaneo» si propone come l’unione tra attività profit e no-profit, in grado di sfidare la stessa struttura, capace di modificarsi in base alle esigenze. In questo contesto, quindi, grande entusiasmo per le ricerche multidisciplinari, che possono sfociare sia in mostre che in happening. Il tentativo è quello di riuscire a far emergere le singolarità degli artisti perché è attraverso il confronto che si può crescere a livello personale e collettivo. Nelle parole dell’organizzatrice: «Credo che l’arte oggi possa fungere da mezzo per comunicare con una comunità o addirittura crearla».
Il primo incontro che si è tenuto all’interno di Villa Clea è quello con Andrea Smith, invitata da New York a interagire con gli spazi della residenza. Relic mostra lo sguardo personale e intimo dell’artista, che ha scelto di servirsi di teche trasparenti per condividere delle reliquie personali. L’azione apre al dialogo con il pubblico che può rintracciare negli oggetti un significato nuovo. «Rifletto spesso sull’importanza delle reliquie che ci circondano, quelle che detengono una carica emotiva particolare. Credo sia una pratica profondamente umana quella di attribuire significato a oggetti fisici altrimenti banali», ha affermato Smith.
Il prossimo appuntamento, previsto per fine novembre, prevede l’incontro con il ballerino e performer francese Sulian Rios, che studierà una coreografia site-specific coinvolgendo i colleghi. Ciò che rimarrà dell’intervento sarà la documentazione registrata, a cura di un videoartist.
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