Dalla parte del drago#15 – L’algoritmo dell’arte

di - 5 Agosto 2021

L’algoritmo dell’arte sarebbe uno strumento di lavoro comodo e divertente. Potrebbe risolvere certe biennali noiose e aiutare vari curatori che si muovono solo tra i loro soliti arcinoti nomi. Un po’ di esempi? “Sculture all’aperto di artisti viventi”: e compaiono in fretta Anish Kapoor e Antony Gormley. Tony Cragg e Jeff Koons possono adattarsi pure bene, come Richard Serra e Ai Weiwei, che sarebbero certo in buona posizione. L’algoritmo aiuterebbe a tracciare il filo anche per opere meno recenti, così da non dover sfogliar manuali ed essere più precisi e attenti. “Pittori, seduttori, bassi, a Parigi”: ed ecco fuoriuscire Toulouse-Lautrec e Giovanni Boldini.

Antony Gormley, Daze VI, 2015, Installation views, Harbour Arts Sculpture Park

Oppure: “Mani giunte imploranti verso l’alto”, e ci aspetta di vedere Altichiero nel Martirio di San Giorgio e Tiziano con Davide che ha appena ucciso Golia a Venezia, in Santa Maria della Salute, anche se pare strana l’ubicazione. “Artista claustrofobico con avversione per il verde”: ed ecco il Vecellio che si rivede. “Opere d’arte realizzate tramite un computer” farebbe di certo apparire gli Splotches di Sol LeWitt, ovvero le sue ultime sculture, create attraverso l’uso di un software sulla base delle istruzioni da lui fornite, e i nuovi disegni di Tobias Putrih concepiti con una serie di piccoli infiniti punti che copiano in modo diverso un primo segmento eseguito random. Ma anche altri connubi sarebbero più facilmente riusciti: “artisti che si sono ispirati a scrittori” farebbe subito risultare “L’enigma di un pomeriggio d’autunno” del 1910, che è il primo dipinto metafisico di Giorgio De Chirico. Lui stesso aveva più volte ricordato che l’idea del soggetto nacque proprio a Firenze, in un pomeriggio di novembre, mentre era seduto su una panchina di Piazza Santa Croce e osservava l’enorme statua di Dante. Immediatamente dopo comparirebbe Magritte, che a De Chirico si era ispirato e l’aveva preso a modello dopo aver letto “Un coup de dés jamais n’abolira le hasard”, noto masterpiece di Stéphane Mallarmé.

Tiziano, Davide e Golia, 1545-46, Olio su tela, 300×285 cm

Marcel Broodthaers farebbe capolino forse in terza posizione per aver ricevuto una copia del libro da Magritte stesso come tentativo di spiegare la sua arte al più giovane ammiratore, ma senza essere letterale. L’algoritmo potrebbe individuare anche gli artisti che hanno insistito sugli autoritratti: Rembrandt, Courbet, Van Gogh e Ligabue (Antonio), da qualcuno soprannominato proprio il “Van Gogh padano”. Talvolta Ligabue quando si ritraeva aggiungeva una mosca per sottolineare la sua sofferenza, ma quando si piaceva e stava mentalmente bene ci metteva una bella farfalla in primo piano, qualche libellula e un uccellino svolazzante in cielo. Continuiamo a ricercare. “Arte e Pappagalli”: ed ecco Jannis Kounellis. “Quadri + silenzio”: e appaiono veloci gli interni di Veermer e una persona di spalle made by Hammershoi. “Arte + carburante”: ed ecco le “Twentysix Gasoline Stations” di Ed Rusha e forse qualche sua immagine da giovane quando guidava la sua Ford nera a spasso per l’Oklahoma.

Vilhelm Hammershøi, Interno con giovane donna vista di spalle, 1904, Olio su tela, 60,5×50,5 cm

“Artisti italiani con nomi poco intriganti”: Arrigo Lora Totino e Antonio Trotta, che per forza non ce l’hanno fatta. “Pittore che fece aspettare la regina”: Pompeo Mariani, perché come racconta il Piceni nel suo “Tra libri e quadri”, la Regina Margherita si era recata senza preavviso a Villa Mariani per complimentarsi con il maestro per il ritratto fatto al marito Umberto ma il pittore, in abiti da lavoro e non trovandosi presentabile, si volle cambiare facendola aspettare. Mariani si scusò e colse l’occasione per realizzare un rapido ritratto della sovrana e da quel giorno divenne noto per quella singolare attesa.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1967, Steel, stoneware, parrot, 140.5 x 100.5 x 33 cm

E ancora: “Comuni italiani con più artisti famosi rispetto alla quantità d’abitanti”? E appare Cortona con Pietro Berretti, Gino Severini e Luca Signorelli, e a loro modo Santa Margherita e Jovanotti. E a chi piace questo racconto avrà diritto a ventiquattrore di irriverenza, come veniva concesso agli amici dei surrealisti che trovavano buoni titoli per i loro dipinti.

Nicola Mafessoni è gallerista (Loom Gallery, Milano) e amante di libri (ben scritti). Convinto che l’arte sia sempre concettuale, tira le fila del suo studiare. E scrive per ricordarle.
IG: dallapartedel_drago

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