Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy a Roma

di - 30 Gennaio 2020

La collezione permanente della Galleria d’Arte Moderna di Romacomprende una raccolta di una quarantina di pezzi, tra dipinti, statue e disegni, attestante la presenza e l’attività, nella Capitale, intorno agli anni ’30 del Novecento, di una piccola colonia di artisti ungheresi, al cui interno si profilava una scuola romanacreata dal critico d’arte Tibor Gerevich. Perché in quel periodo, come documenta uno studio della storica dell’arte Ildikó Fehér,facilmente reperibile su internet (Academia.edu), crebbe un diffuso interesse non istituzionale per la cultura magiara. Ne sono testimonianza La Mostra d’Arte Ungherese del ’28, Il padiglione dell’arte ungherese nella Mostra Internazionale d’Arte Sacra del ’32 e del ’34, la costituzione dell’Accademia d’Ungheria in Via Giulia. Apprezziamo oggi una selezione di opere di questa peculiare collezione semisconosciuta (accostata dai curatori ad un’altra selezione di taglio avanguardistico, proveniente da alcunimusei magiari), all’interno della mostra dedicata a László MoholyNagy (Bácsborsód,1895 – Chicago,1946), a 125 anni dalla nascita.

MoholyNagy fu pittore, scultore, fotografo,cineasta, saggista: un ingegno versatile e policentrico che la Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli, nella prefazione al catalogo, ha definito “leonardiano”. Ci attendono, disseminati tra le sale del Museo, un centinaio tra dipinti, disegni, fotografie, e qualche film, che raccontano la breve e intensa vicenda artistica del’artista, pioniere e artefice del Costruttivismo (un movimento a cui non erano estranei un certo fervore marinettiano, nonchè una volontà ideativa plastico-cinetica di ispirazione boccioniana), docente di design al Bauhaus su invito dell’amico Walter Gropius e, negli ultimi anni, fondatore e direttore, a Chicago, del New Bauhaus e dell’Institute of  Design (quest’ultimo tuttora attivo). Ma la fotografia – “cibo visuale” la definì nel  suo saggio Vision in motion fu forse, tra tutte, l’arte che predilesse e a cui dedicò gran parte della sua intensa ricerca sperimentale. Ne colse, evidentemente, la portata rivoluzionaria sulla sintassi percettiva dell’uomo moderno, ne intuì l’azione catalizzante verso quel progressivo potenziamento del nervo ottico, verso quel primato della visione – verrebbe da dire, ossessionante e ossessivo –  che caratterizza oggi non solo il nostro mondo culturale ma – azzardiamo- ogni ambito della nostra vita. Furono dei rivoluzionari della visione, gli avanguardisti europei di quegli straordinari decenni: presero l’abbrivio dall’impressionismo ma andarono oltre, a sondare le invisibili strutture che sottendono e misteriosamente correlano il mercuriale caleidoscopio dei fenomeni; a disvelare, tra compenetrazioni e simultaneità, il gioco erotico del tempo e dello spazio che ci trova sempre protagonisti e spettatori nostro malgrado. Insomma questa mostra pluriarticolata dedicata a Moholy Nagy e agli artisti che incrociarono il suo percorso può intendersi anche come un prezioso invito a ricapitolare la storia del nostro alfabeto visuale e – perché no! – a sondarne le potenzialità ancora inespresse.

Luigi Capano

Mostra visitata il 18 gennaio

Dal 28 novembre 2019 al 15 marzo 2020
La Rivoluzione della Visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei ungheresia cura di Katalin Nagy T. , Arianna Angelelli, Claudio Crescentini (sezione “Budapest a Roma”) promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Accademia d’Ungheria in Roma

In collaborazione con  Museo Déri di Debrecen, Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét e Istituto Luce-Cinecittà

Organizzazione Zètema progetto Cultura

Galleria d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi, 24, Roma

info: www.museiincomune.it , www.galleriaartemodernaroma.it

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