Categorie: Arti performative

Verso Performing 2026: a Catanzaro l’arte performativa è un work in progress

di - 27 Novembre 2025

Dopo un’estate 2025 scandita da mostre e attivazioni urbane, Performing entra nella sua fase apparentemente silenziosa ma anche più decisiva, quella della ricerca. Promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro con il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca e la partecipazione di 11 istituzioni AFAM e universitarie italiane, il festival itinerante delle arti performative contemporanee sta attraversando in queste settimane un momento di lavoro in vista della restituzione pubblica prevista tra febbraio e marzo 2026. È un ciclo tempo in cui Catanzaro torna a essere laboratorio di produzione culturale, come officina più che display, un centro di residenze per co-progettazioni e ricerche transdisciplinari che coinvolgono artisti, curatori e studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero.

Luana Perilli – Cantalamissa

Fondando la sua ricerca sulla partecipazione, Luana Perilli sta finalizzando Cantalamissa, esito di un laboratorio sviluppato nei mesi scorsi attraverso pratiche di cammino, ascolto e coinvolgimento di comunità dell’Appennino centrale. Il progetto intreccia ecologia, mito e memoria collettiva in un’installazione che riflette sul rapporto interspecie e sul paesaggio come spazio condiviso, vissuto e narrato.

Sul versante della fotografia performativa procede Spazio Tempo Corpo, il progetto di Fabio Sandri a cura di Luca Panaro, che mette in discussione i dispositivi canonici dell’off-camera photography. Il laboratorio ha attivato un dialogo internazionale tra studenti italiani e svedesi, in collaborazione con l’Università di Göteborg, dando vita a otto opere fotografiche di grande formato esposte alla Biennale di Göteborg 2025. Il lavoro prosegue ora verso una riflessione più ampia sul corpo come soglia percettiva e sulla temporalità sospesa dell’immagine.

Fabio Sandri, l’opera Stanza. 2025. Fotogramma realizzata nell’aula di fotografia di AbaCZ esposta presso l’Università di Goteborg

Ha invece completato la parte produttiva Simone Bergantini, autore del progetto Landscapes for Ghosts, una meditazione visiva sui legami tra identità, immagine e solitudine nell’era digitale. 24 fotografie realizzate nel deserto di Tabernas e una videoinstallazione a due canali, attualmente in montaggio, compongono un racconto di presenze incerte, figure evanescenti, paesaggi liminali. Il progetto, realizzato con docenti e studenti di EASDA – Scuola Superiore di Disegno di Alicante, si configura come un viaggio nell’inconscio dell’immagine contemporanea.

Simone Bergantini – backstage della performance per videocamera Fog Manual, realizzata a fine marzo 2025 sul tetto dell’AbaCZ

Un lavoro corale e politicamente denso è quello di Elena Bellantoni con Ruinate: Donne Ribelli, ricerca radicata nelle tradizioni magiche e popolari calabresi, che interroga le “streghe contemporanee” come figure di resistenza contro il potere patriarcale e mafioso. Il progetto coinvolge la designer Karisia Paponi (Fashion Design, ABA Catanzaro) e Emilio Leo, direttore creativo dello storico Lanificio Leo, e darà vita a una serie di abiti-scultura e a un video ambientato nei calanchi di Crotone, territorio simbolico di ferita e trasformazione. Una parte della produzione si svilupperà anche all’estero, per raccogliere testimonianze e materiali visivi legati a forme di resistenza femminile in contesti di conflitto.

È in lavorazione anche Lucky Girl, la nuova opera di Matilde De Feo, girata tra Napoli e l’Aspromonte. Ispirato all’Alfabeto Officinale di Tomaso Binga, il progetto assume la forma di un video-abbecedario performativo in cui parola e gesto si sovrappongono al corpo, interpretando la scrittura come atto politico. Il punto di avvio è la parola “Fortunata”, che diventa matrice di un alfabeto generativo: a ogni lettera corrisponde una posizione del corpo e un fiore autoctono, componendo un paesaggio ritmico in cui il linguaggio prende forma attraverso la relazione con la natura.

Le opere che emergeranno tra febbraio e marzo 2026 rappresenteranno dunque una nuova soglia, il momento in cui un processo collettivo, iniziato tra residenze, archivi, cammini e sperimentazioni, incontrerà lo spazio pubblico.

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