Categorie: Attualità

In Argentina il neopresidente Milei cancella il Ministero della Cultura

di - 14 Dicembre 2023

Non ha certo perso tempo Javier Milei, d’altra parte l’economista libertario di estrema destra si è autodefinito “Re della giungla” proprio per il suo piglio deciso, come se non bastassero già le definizioni per “l’anarco-capitalista” (altra sua nomenclatura). E così, il neoeletto presidente dell’Argentina, il giorno dopo aver prestato giuramento ha iniziato a porre in atto il programma elettorale: ha annunciato una svalutazione del peso del 50% rispetto al dollaro, ha confermato una serie di tagli alla spesa e ha firmato un decreto per dare un taglio ai Ministeri, esattamente della metà. E sull’altare sacrificale è capitato, ça va sans dire, il Ministero della Cultura.

Insieme ad altri Ministeri di importanza capitale, come quello della Sanità, del Lavoro, dello Sviluppo Sociale e dell’Istruzione, quest’ultimo particolarmente “caro” a Milei, che l’aveva chiamato il Ministero dell’Indottrinamento. E non è finita qui: il nuovo Ministero delle Infrastrutture assorbirà i precedenti Ministeri dei Lavori Pubblici, dei Trasporti, dell’Energia, delle Miniere e delle Telecomunicazioni. In tutto, dunque, ora il Governo argentino è formato da nove ministeri (in Italia sono 15). Per Milei, che in campagna elettorale amava farsi riprendere brandendo una motosega, questi tagli fanno parte di un ampio piano che, nelle sue intenzioni, dovrebbe raddrizzare la devastata economia argentina. Con un’inflazione annua del 140%, un tasso di povertà del 40% e 45 miliardi di dollari di debito nei confronti del Fondo monetario internazionale, la situazione è decisamente complicata. Tra le azioni pianificate da Milei, il taglio del bilancio del 5% e l’abbandono del peso argentino a favore del dollaro statunitense. Il neopresidente aveva anche promesso di sciogliere la Banca centrale nazionale ma, per il momento, questa misura è in stand by.

Il Ministero della Cultura sarà quindi inglobato nel nuovissimo Ministero della Salute e del Capitale Umano – Capital Humano, sic -, guidato dalla giornalista ed ex produttrice televisiva Sandra Pettovello, una fedelissima di Milei. Non è la prima volta che il Ministero della Cultura viene preso di mira da un presidente di destra. Nel 2018, il presidente conservatore Mauricio Macri tagliò drasticamente il budget del Ministero riducendolo a un segretariato, suscitando molte proteste. Il Ministero è stato ripristinato nel 2019 a seguito all’elezione del peronista Alberto Fernández.

Intanto, nella home del sito ufficiale del fu Ministero della Cultura argentino è stato pubblicato un avviso dal tono laconico: «Stiamo aggiornando i contenuti nell’ambito dell’attuazione del decreto 8/2023». In alto, è rimasta ancora la vecchia intestazione: «Promuoviamo politiche pubbliche per lo sviluppo di una cultura nazionale che incoraggi la creazione artistica e le espressioni culturali, avendo la diversità e la pluralità come assi fondamentali. Promuoviamo la produzione delle industrie culturali in tutte le loro varianti. Promuoviamo la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale».

Intanto, proprio in Italia, al PAC di Milano, è in mostra una selezione delle opere più politiche e significative realizzate da artisti argentini negli ultimi 50 anni. L’esposizione, curata da Diego Sileo, direttore del PAC, e da Andrés Duprat, direttore del Museo Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires, si apre con le opere di Lucio Fontana, che nacque a Rosario, nel 1899, da genitori italiani. Intitolata Quel che la notte racconta al giorno, «La mostra non ha la pretesa di rendere conto di tutta l’arte argentina. Sarebbe impossibile», ha spiegato  Duprat. «Non è una mostra storica ma è un’ottima rappresentazione dell’arte argentina contemporanea, con un focus su produzioni che affrontano l’idea di violenza, in alcuni casi in modo più sottile e in altri, molto più esplicito», ha continuato il curatore.

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