Il pesce d’aprile è sempre contemporaneo. Non tanto lo scherzo in sé, pratica antica, dalle origini incerte, tra rituali primaverili, calendari riformati e burle collettive, quanto la sua capacità di adattarsi ai media. Se un tempo bastava un biglietto attaccato di soppiatto sulla schiena della vittima, oggi il primo aprile si gioca soprattutto online, dove la viralità diventa parte integrante del meccanismo.
Lo scherzo funziona se circola, se viene commentato e magari frainteso, come nel caso famosissimo della Guerra dei Mondi di Orson Welles (ma in quel caso, il programma radiofonico che terrorizzò migliaia di persone fu trasmesso il 30 ottobre). Anche il mondo dell’arte e delle istituzioni culturali partecipa a questo rituale, aprendo i propri canali social alla finzione temporanea. E tra padel improbabili, acquapark sul Canal Grande, aperture immaginarie e satire travestite da breaking news, gli esiti, come sempre, sono variabili.
Il caso più emblematico è forse quello della Reggia di Caserta, che ha annunciato l’apertura di due campi da padel nel primo cortile del complesso vanvitelliano. Il post, accompagnato da un’immagine molto credibile – campi perfettamente inseriti nello spazio monumentale, sotto una pioggia quasi cinematografica – simulava con precisione il linguaggio della comunicazione istituzionale: l’accento sul progetto di benessere, le prenotazioni, date di apertura. Bastava però cliccare sul link delle “informazioni” per svelare l’evidenza dello scherzo. Eppure, molti utenti si sono fermati prima, reagendo con indignazione. Un piccolo caso di studio su come funziona oggi la ricezione, la velocità prevale sul verifica e lo scherzo diventa un test sulla fiducia.
Più esplicito ma altrettanto efficace è il gioco della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, che ha immaginato la “rifunzionalizzazione” di Palazzo Venier dei Leoni in un improbabile summer club sul Canal Grande. Lettini, DJ set e soprattutto due scivoli panoramici che si tuffano direttamente in acqua: un’immagine volutamente eccessiva, costruita con la stessa cura di un vero progetto da archistar. Lo scherzo è abbastanza assurdo da far sorridere ma non così distante da certe derive della spettacolarizzazione turistica da risultare del tutto impossibile.
Diversa la strategia della galleria Perrotin, che ha giocato su un terreno più interno al sistema dell’arte: l’annuncio di una nuova sede a Venezia. Uno scherzo breve, subito smascherato – “Got you!” – ma accompagnato da una postilla significativa: con il numero di mostre dei propri artisti durante la Biennale, aprire una sede in città sarebbe quasi naturale per la super galleria. E così il Pesce d’Aprile si trasforma rapidamente in auto-promozione.
Infine, le Gallerie degli Uffizi scelgono una via più sottile, evitando la fake news per lavorare sul tema stesso del “pesce”. Il post su Instagram propone una serie di disegni seicenteschi – tra cui uno di Jacopo Ligozzi – invitando gli utenti a scoprire «Che pesce sei». Più che uno scherzo, una burla leggera, che punta a creare complicità, diffondendo anche il patrimonio della propria collezione, più che a ingannare davvero.
Menzione d’onore, poi, per Hyperallergic, che ogni anno costruisce una piccola costellazione di notizie farlocche capaci però di insinuare una critica piuttosto precisa al sistema dell’arte. Quest’anno nel mirino finisce il Museo del Louvre, con un finto annuncio sull’installazione di serrature alle porte e controlli sui visitatori per sequestrare forcine e graffette, elevate a «Minaccia principale» per un improbabile protocollo di sicurezza.
Ma la satira si allarga anche al contesto politico statunitense: secondo un’altra “notizia”, il John F. Kennedy Center for the Performing Arts verrebbe temporaneamente occupato da Spirit Halloween, noto rivenditore stagionale di costumi e oggetti di scena. Un’assurdità che riecheggia polemiche reali legate alle pressioni politiche sulle istituzioni culturali e alla recente e contestata proposta di ribattezzare il centro in onore alla figura di Donald Trump. Perché la realtà è sempre più stupefacente dello scherzo.
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