Bourse de Commerce, foto Marc Domage
Guillaume Cerutti, l’uomo che per otto anni ha guidato la casa d’aste Christie’s attraverso le tempeste della pandemia e i record d’asta, ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della Pinault Collection, dove si era insediato appena 13 mesi fa.
Era il febbraio 2025 quando Cerutti, lasciando lo scranno di CEO della casa d’aste a Bonnie Brennan, veniva chiamato direttamente da François Pinault per supervisionare l’intera galassia culturale della holding Artémis. Un ruolo “su misura” che avrebbe dovuto armonizzare le attività della collezione con le altre entità artistiche del gruppo. Una collezione, lo ricordiamo, di dimensioni colossali: oltre 10mila opere – un numero triplicato rispetto ai primi anni 2000 – e tre sedi espositive, sviluppate tra Parigi, con la Bourse de Commerce, e Venezia, con Palazzo Grassi e Punta della Dogana.
Eppure, dopo solo 13 mesi, Cerutti ha affidato a LinkedIn un commiato dai toni cordiali ma asciutti: «Dopo un decennio è giunto il momento per me di considerare nuove strade professionali».
Il dato più significativo è la reazione della holding di Pinault: secondo un portavoce, non è prevista la nomina di un nuovo presidente, né di un interim. Le redini gestionali restano saldamente nelle mani del team operativo consolidato: Emma Lavigne, direttrice generale, Jean-Jacques Aillagon e Bruno Racine, per le sedi veneziane. François Pinault riassume invece il ruolo di unico centro di gravità come presidente onorario attivo.
Per le sedi veneziane di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, l’uscita di Cerutti non dovrebbe comportare scossoni immediati nella programmazione espositiva, già definita per i prossimi cicli – sono in corso proprio ora le grandi mostre di Lorna Simpson e Paulo Nazareth a Punta della Dogana e quelle di Michael Armitage e Amar Kanwar a Palazzo Grassi. Tuttavia, l’addio di un profilo così orientato al mercato e alle relazioni internazionali potrebbe segnalare un cambio di strategia nella gestione complessiva della collezione.
Cerutti, che vanta un curriculum d’eccellenza tra il Centre Pompidou e il Ministero della Cultura francese, lascia anche la presidenza del Cda di Christie’s. Resta da capire dove si poserà il prossimo volo di uno dei “grand commis” più influenti dell’arte europea. Forse verso un ritorno al settore pubblico oppure una nuova sfida nel mercato primario? Il tempo, come sempre, darà la risposta.
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