Categorie: AttualitĂ 

Escalation nel Golfo: negli Emirati sono state sospese le attivitĂ  di musei e gallerie

di - 3 Marzo 2026

A seguito dell’attacco congiunto del 28 febbraio da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, quest’ultimo ha risposto lanciando missili contro infrastrutture energetiche, basi militari, aeroporti e siti turistici in tutto il Golfo Persico, mentre Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Qatar e Kuwait hanno intercettato missili iraniani. Il sistema dell’arte, che si fa sempre specchio sensibile delle tensioni politiche, ha registrato un’immediata incrinatura, con le gallerie degli Emirati Arabi Uniti che hanno chiuso le proprie porte e Dubai, Abu Dhabi e Sharjah, il cui personale ha cominciato a lavorare da remoto, mentre le autorità hanno invitato i residenti a limitare gli spostamenti. La decisione ha coinvolto istituzioni pubbliche e spazi privati, con un effetto immediato su mostre in corso e inaugurazioni programmate. Tra le realtà che hanno sospeso le attività figurano diversi spazi artistici, fra cui la Sharjah Art Foundation e le gallerie commerciali di Dubai Lawrie Shabibi e The Third Line.

Anche il Jameel Arts Centre, un’organizzazione no-profit di Dubai, rimane momentaneamente chiuso. La direttrice, Antonia Carver, ha affermato a questo proposito: «Il Jameel Arts Centre dispone di un gruppo interno di risposta alle crisi e di una serie di protocolli a più livelli. Questo ha guidato la decisione di chiudere il Jameel sabato mattina presto, pensando principalmente al benessere del team, degli artisti e dei collaboratori, nonché alla sicurezza del pubblico. Gli incontri programmati per l’Assemblea dei Giovani e altre iniziative di apprendimento si sono spostati online, mentre gli eventi dal vivo, come il Mercato Agricolo settimanale, sono stati cancellati. La situazione è in continua evoluzione e stiamo seguendo le indicazioni, chiare e regolari, del governo degli Emirati Arabi Uniti sui prossimi passi».

Il dato militare, all’interno di uno scenario dagli equilibri non solo estremamente delicati ma anche sempre più compromessi, ha un riflesso immediato e ancora più ingente su un sistema culturale che negli ultimi 15 anni ha costruito la propria identità proprio sull’apertura internazionale, sulla stabilità regionale e sulla concentrazione di eventi. Il punto più delicato della previsione circa le possibili evoluzioni delle circostanze riguarda la prossima Art Week e la fiera Art Dubai, giunta al ventesimo anniversario. Gli organizzatori hanno confermato le date, precisando di monitorare la situazione insieme agli stakeholder.

Contattati da The Art Newspaper, diversi galleristi hanno sottolineano che è impossibile prevedere quanto durerà il quadro attuale, esprimendo la speranzosa convinzione che le restrizioni saranno necessarie solo per un breve periodo. Aisha Alabbar, proprietaria dell’omonima galleria ad Alserkal Avenue, ha affermato: «Sappiamo che la chiusura delle gallerie è una decisione significativa e impegnativa, influenzata dalle circostanze attuali. Sebbene sia difficile prevedere il futuro, speriamo che questa situazione sia temporanea, come quella che abbiamo vissuto durante la pandemia di Covid-19. Non vediamo l’ora di riaprire presto, assicurandoci che le nostre gallerie continuino a prosperare». Più di un gallerista ha espresso la propria preoccupazione per le ripercussioni che un calo del turismo internazionale negli Emirati Arabi Uniti potrebbe avere sulle vendite, soprattutto considerando che la prossima Art Week a Dubai dovrebbe svolgersi proprio dal 17 al 19 aprile.

Louvre Abu Dhabi

Non è la prima volta che la fiera si confronta con un imprevisto a livello sistemico: la pandemia aveva già imposto ripensamenti logistici e formati ibridi. Oggi, però, la natura della crisi è diversa e coinvolge un fattore – la sicurezza – che incide direttamente sulla percezione di stabilità del Paese.

A preoccupare è anche l’isola di Saadiyat, ad Abu Dhabi, cuore del progetto culturale emiratino. Tra le altre istituzioni museali, qui si trova infatti anche il Louvre Abu Dhabi, progettato da Jean Nouvel. Secondo quanto riportato da Le Quotidien de l’Art, i bombardamenti iraniani hanno provocato la caduta di detriti sull’isola.

Il museo dispone di sistemi antincendio e spazi protetti ma non di rifugi sotterranei blindati anti-bomba, il che potrebbe rappresentare un rischio per le collezioni. Tra le opere esposte, figurano anche prestiti del Musée du Louvre di Parigi, elemento che amplia la portata internazionale delle eventuali criticità.

In Qatar, nel frattempo, sono stati chiusi a scopo precauzionale il Museum of Islamic Art e il National Museum of Qatar senza indicare una data di riapertura, e anche in Bahrein si registrano misure analoghe. In Arabia Saudita, dove l’impatto degli attacchi è stato più contenuto, la programmazione culturale prosegue, dall’Hayy Jameel di Gedda alle gallerie Athr di Riyadh e Gedda. Il quadro resta disomogeneo, a conferma di come la geografia del rischio non coincida perfettamente con quella degli investimenti culturali.

Louvre Abu Dhabi

Qualche mese fa abbiamo raccontato della chiusura in Iran delle gallerie d’arte a seguito delle proteste esplose lo scorso 28 dicembre e propagatesi in tutto il Paese, proteste che avevano portato anche alla morte di artisti durante le manifestazioni. Al momento, anche in Iran la situazione degli spazi culturali si aggrava e si registrano fortissimi danni al Palazzo del Golestan a Teheran, residenza storica della dinastia reale Qajar e monumento più antico della città, inserito nella lista del Patrimonio Unesco dal 2013.

Proteste anti-governative in Iran, 2026

Per gli Emirati, che hanno costruito la propria centralità culturale su una promessa di continuità e neutralità, la chiusura temporanea degli spazi rappresenta una cesura simbolica, oltre che operativa. Nel frattempo, il sistema si muove con cautela: l’impressione è quella di una macchina pronta a ripartire rapidamente, qualora le condizioni lo consentano.

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