A poco più di un anno dalla sua nomina, Hélio Menezes è stato sollevato dalla direzione del Museu Afro Brasil Emanoel Araújo di San Paolo, istituzione culturale simbolo della memoria e della produzione artistica afro-brasiliana. La sua uscita è stata accompagnata dalle dimissioni solidali della celebre artista Rosana Paulino e di Wellinton Souza dal consiglio di amministrazione, aprendo una serie di interrogativi sul presente e sul futuro di uno dei musei più emblematici dell’America Latina
Ad annunciare la fine del suo incarico è stato lo stesso Menezes, con un post sui social in cui denuncia una governance museale ancora ancorata a «Strutture decisionali segnate personalismo e mancanza di trasparenza». Una macchina istituzionale che, secondo il curatore, sarebbe «Composta da individui distanti dalla diversità e dalla leadership Black che il museo rappresenta – o dovrebbe rappresentare – e distante dal mondo delle arti visive». Menezes ha rivelato che la sua rimozione è avvenuta durante un periodo di malattia, senza che fossero rispettati «Nemmeno standard minimi di rispetto e cura».
Il Museo, da parte sua, ha motivato la rottura con l’impossibilità di raggiungere «Un consenso sulle condizioni di esercizio della direzione» e con la necessità di equilibrare «Le aspettative del direttore con i limiti di bilancio». In un comunicato pubblicato da ArtReview, sono stati inoltre condannati quelli che vengono definiti «Attacchi personali rivolti alla presidenza del consiglio di amministrazione».
La nomina di Hélio Menezes – antropologo, curatore, co-organizzatore della Bienal de São Paulo 2023 accanto a Diane Lima, Grada Kilomba e Manuel Borja-Villel – era stata accolta con grande entusiasmo nel 2024, come segno di innovazione dopo la scomparsa di Emanoel Araújo nel 2022. Il fondatore, artista e intellettuale centrale nella storia della museologia afro-brasiliana, aveva creato il museo nel cuore del Parque Ibirapuera, all’interno di uno dei padiglioni modernisti firmati da Oscar Niemeyer, con l’intento di preservare e valorizzare le forme dell’estetica afrodiscendente, in particolare quelle popolari, religiose e autodidatte.
Menezes aveva assunto il compito delicato di introdurre un orientamento più contemporaneo alla programmazione: «Era il museo più interessante, con le acquisizioni più straordinarie e le mostre più uniche che avessi mai visto», ha dichiarato l’ormai ex direttore, «Era impossibile non cedere al suo fascino».
Il Museu Afro Brasil custodisce oggi oltre 6mila opere realizzate da artisti neri dal XV secolo a oggi. È un archivio vivente della storia afro-atlantica ma anche un laboratorio critico sulla rappresentazione e sulle fratture coloniali che ancora segnano l’immaginario brasiliano. La nomina di Menezes sembrava voler traghettare l’istituzione verso una nuova stagione, più radicalmente partecipativa, intersezionale e collegata al presente. Tuttavia, la sua estromissione sembra rivelare l’esistenza di un attrito non risolto tra immagine pubblica e dinamiche interne.
Come ha osservato l’artista Rosana Paulino, tra le prime a dimettersi in segno di protesta, non basta esporre opere di artisti neri: è necessario garantire che anche le strutture decisionali siano permeate da quella stessa pluralità che le opere rappresentano.
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