Gli USA visti dalla NASA
Con l’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa, il confine tra la creatività umana e le potenzialità dello strumento macchina si fa sempre più sfumato. Ma, secondo le nuove linee guida pubblicate dall’Ufficio Copyright degli Stati Uniti, c’è una certezza, almeno dal punto di vista legale: il contenuto generato esclusivamente da intelligenza artificiale non può essere protetto da copyright.
Il pronunciamento, incluso in un dettagliato rapporto che analizza le implicazioni legali dell’IA nelle industrie creative, chiarisce una questione diventata centrale negli ultimi anni. Nonostante i rapidi sviluppi tecnologici, l’IA resta soggetta ai principi fondamentali del diritto d’autore americano, che richiedono un coinvolgimento umano sostanziale nella creazione dell’opera per poterla proteggere legalmente.
Il rapporto specifica che, attualmente, strumenti di generazione automatica come DALL-E o Midjourney non consentono agli utenti un controllo sufficiente da poterli considerare autori delle immagini prodotte. Che si tratti di prompt semplici o di istruzioni complesse, l’output finale è visto come un’interpretazione del sistema, non un’espressione diretta dell’utente.
Un esempio curioso citato nel rapporto riguarda un’immagine generata da Gemini: un gatto che fuma la pipa e legge un giornale. Sebbene il prompt fosse preciso, il sistema ha aggiunto elementi non richiesti, come una mano umana incongrua sul gatto, dimostrando l’imprevedibilità tipica dei processi di IA. Questo tipo di autonomia, anche se casuale, distingue l’intelligenza artificiale da un autore umano.
Il confronto con l’arte tradizionale è emblematico. Jackson Pollock, noto per la sua tecnica di dripping, non controllava esattamente dove le gocce di vernice cadessero sulla tela, ma gestiva consapevolmente colori, movimenti e composizione. La differenza, sottolinea il rapporto, non è nella prevedibilità del risultato ma nel grado di controllo esercitato dall’autore.
Tuttavia, il rapporto distingue tra opere interamente generate dall’IA e quelle in cui la tecnologia funge da supporto alla creatività umana. Per esempio, un autore che utilizza l’IA per creare la traccia di un romanzo mantiene il diritto d’autore sul testo finale, purché il contenuto prodotto sia frutto di elaborazione personale.
Un caso emblematico è quello dell’autrice Kris Kashtanova, che nel 2022 aveva ottenuto il copyright per il fumetto Zarya of the Dawn, creato con l’ausilio di Midjourney. Dopo ulteriori indagini, l’Ufficio Copyright ha revocato la protezione sulle immagini generate dall’IA, mantenendo il copyright solo per i testi e per la struttura narrativa sviluppati dall’autrice.
Questa distinzione si applica anche alle arti visive: se un artista utilizza un generatore di immagini per modificare un’opera preesistente o aggiungere dettagli, solo le parti chiaramente riconducibili all’intervento umano potranno essere protette. Analogamente, un film che incorpora effetti speciali generati dall’IA può essere interamente protetto da copyright, mentre gli effetti stessi, presi singolarmente, non lo sarebbero.
Le nuove linee guida potrebbero avere ripercussioni significative nel mondo dell’arte digitale, con molti autori che hanno già sollevato questioni legali contro piattaforme come DALL-E o Midjourney, accusandole di plagio per aver utilizzato senza autorizzazione immagini create da esseri umani. L’Ufficio Copyright, tuttavia, sembra orientarsi verso il concetto di “arte di appropriazione”, dove la trasformazione dell’opera originale è la chiave per definirne i gradi di protezione.
Il nodo cruciale resta la definizione di cosa costituisca un intervento trasformativo. Se finora la questione riguardava il confronto tra due autori umani, l’avvento dell’IA ha complicato la dinamica: le opere derivate da algoritmi attingono a un archivio vastissimo di immagini preesistenti, sollevando interrogativi inediti sui confini dell’originalità.
Tuttavia, il rapporto lascia aperta la possibilità che, in futuro, l’intelligenza artificiale possa evolversi fino a consentire un livello di controllo tale da rendere l’intervento umano predominante. In teoria, i sistemi di IA potrebbero un giorno permettere agli utenti di esercitare un controllo così approfondito sull’output da rendere il contributo dell’IA puramente meccanico.
Fino ad allora, l’autorialità rimane, almeno legalmente, una prerogativa umana.
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