Quando il design minimalista incontra la pop culture, il risultato non può che essere esplosivo. Così è stato per la querelle tra la Judd Foundation e Kim Kardashian, risoltasi in questi giorni con un accordo a sorpresa, dopo mesi di tensioni. L’oggetto della contesa? Un video promozionale pubblicato nel 2022 – poi rimosso – in cui la regina del reality mostrava gli interni degli uffici californiani della sua azienda Skkn by Kim, attribuendo con entusiasmo la paternità di tavoli e sedie a Donald Judd.
Il video fu visto da quasi quattro milioni di persone e non passò inosservato nemmeno alla Judd Foundation, che da anni si occupa della tutela dell’eredità dell’artista statunitense, icona del minimalismo e figura centrale dell’arte del secondo Novecento. Secondo la Fondazione, quei mobili non erano autentici e sembravano troppo simili a due celebri modelli disegnati da Judd negli anni ’80: La Mansana Table 22 e Chair 84, con evidente il rischio di confusione per il pubblico. E così, nel 2024, la Judd Foundation ha deciso di intentare causa contro Kardashian e la società Clements Design, accusata di aver prodotto dei falsi.
La posta in gioco non era solo simbolica. Come ricordato dalla presidente della fondazione Rainer Judd, figlia dell’artista, la vendita di mobili originali è una delle fonti principali di sostentamento per l’organizzazione e ogni pezzo è timbrato, numerato e custodito con rigore archivistico. In 15 anni, solo tre esemplari autentici della Table 22 sono stati venduti, a circa 90mila dollari ciascuno, mentre le sedie hanno superato le 350 unità, ognuna al prezzo di 9mila dollari.
Dopo un primo tentativo di risoluzione bonaria, in cui Kardashian si era detta dispiaciuta e disponibile a rettificare, la Fondazione aveva alzato il tiro, chiedendo non solo la rimozione del video ma anche la distruzione dei mobili falsificati e una dichiarazione pubblica. Sembrava un punto di rottura definitivo, confermato dalle parole dell’avvocata Megan Bannigan al New York Times: «Rispettiamo quello che fa Kim Kardashian, ma non vogliamo essere coinvolti».
E invece, a sorpresa, è arrivata la riconciliazione, un epilogo che lascia tutti «Soddisfatti», secondo quanto riportato. In un comunicato congiunto, la Judd Foundation, Clements Design e Kardashian hanno annunciato l’archiviazione della causa, con il riconoscimento dei diritti intellettuali legati alle opere di Donald Judd. La Fondazione ottiene il rispetto delle proprie linee guida sul marketing e sull’uso dell’immagine dell’artista. Non solo: l’accordo prevede che Kardashian «Avrà ora tavoli e sedie autentici di Donald Judd da Donald Judd Furniture LLC». D’altra parte, la celebrità è anche una già nota collezionista e nel 2024 potrebbe essere stata la misteriosa acquirente di un’opera di Jean-Michel Basquiat da quasi 5 milioni di dollari.
Aperta fino al 2 aprile la call per collettivi di sound e data art: una residenza a Genova, tra Palazzo…
Alla sua seconda partecipazione alla Biennale d'Arte di Venezia, Panama affronta i temi dello sradicamento e della sopravvivenza culturale, raccontando…
Il murales sulla Resistenza realizzato dallo street artist Igor Scalisi Palminteri per la scuola Gentili di Palermo divide Fratelli d’Italia…
Tra utopia e distopia, fino al 29 marzo, Spazio Berlendis presenta la prima edizione del Premio Berlendis, con una collettiva…
Dal soft power al soft laundering: un'analisi di come la cultura è diventata uno strumento di potere, tra diplomazia, reputazione…
Come nasce un mosaico pop? Nell’intervista, il duo registico Bendo ci racconta il progetto sviluppato con Fulminacci per l’identità visiva…