Lo scorso fine settimana, la polizia di Boston ha arrestato e incriminato Robert Viens, un uomo di quarantotto anni residente a Randolph, Massachusetts, sospettato di aver distrutto una porta a vetro dell’Isabella Stewart Gardner Museum per lanciare al suo interno un oggetto, provocando così la risposta della squadra esplosivi. Degli ordigni, però, non è stata trovata traccia. Apparentemente si trattava di un quadro avvolto da una coperta, lo stesso che era stato rubato dalla vicina Arden Gallery durante un furto avvenuto un paio di settimane prima, l’11 gennaio.
Nonostante il modo in cui Viens sia entrato in possesso dell’opera sia ancora da chiarire, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di aver ricevuto beni rubati del valore di 1,200 dollari e di aver vandalizzato la galleria. Durante l’incidente al Gardner Museum niente è stato sottratto e nessuno è stato ferito, ha riferito il museo al Boston Globe. «Gli addetti alla sicurezza si sono mossi in tempo per prevenire ulteriori danni». La polizia è intervenuta subito, alle 4.30 di sabato mattina (scorso) e, a detta di una portavoce, «L’uomo non ha neanche provato a entrare nel palazzo», è fuggito immediatamente sulla bicicletta dopo aver gettato dentro il quadro.
Viens non è stato il primo a forzare l’entrata del Gardner Museum. Nel 1990, infatti, la collezione era stata vittima di uno dei (se non il) più significativi furti d’arte della storia – sicuramente sul podio, insieme al recente colpo grosso al Castello di Dresda -, quando due ladri rubarono 13 opere d’arte per un totale di 500 milioni di dollari, un crimine tutt’oggi irrisolto. Da allora, il museo ha stanziato la ragguardevole cifra di 10 milioni di dollari – la ricompensa più generosa mai offerta da un’istituzione artistica privata – per chiunque sia in grado di fornire informazioni che possano portare al ritrovamento dei quadri.
Tra le opere rubate nel corso del famoso colpo, Concerto a tre, di Johannes Vermeer, Tempesta sul mare di Galilea, l’unico paesaggio marino realizzato da Rembrandt, e altri dipinti e schizzi di Degas, Manet, Flinck. Per commemorare l’inestimabile perdita, il Gardner Museum ha deciso di lasciare le cornici vuote appese nella loro posizione originale, nella speranza che le opere vengano prima o poi ritrovate.
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