The future will not wait for us ovvero Il futuro non ci aspetta, T293 gallery, Roma, Numero Cromatico, 2023
Viviamo in una società che fa affidamento sugli algoritmi di intelligenza artificiale, i quali ci suggeriscono cosa leggere, ascoltare, guardare, condizionando le nostre scelte per lo più in modo inconsapevole. Dato l’impatto dell’IA sulle nostre vite, siamo chiamati a discutere delle ripercussioni di questo fenomeno e di ciò che ne deriva.
Le posizioni dell’opinione pubblica, dei media e di molti intellettuali sembrano oscillare tra due poli opposti: da un lato, si avverte una crescente fiducia in queste nuove tecnologie, dall’altro, si è diffuso un forte scetticismo con risvolti distopici. Di fronte a questo disorientamento è necessario un dibattito approfondito sulla relazione tra gli esseri umani e l’IA. Oggi assistiamo al fiorire di IA online, che generano testi e immagini, facilmente accessibili. Gli esempi più noti sono ChatGPT e BARD. ChatGPT è un chatbot interattivo addestrato a restituire risposte testuali di fronte alle richieste presentate da un testo in entrata. BARD differisce da ChatGPT principalmente sul piano dell’output, perché l’utente ha la possibilità di scegliere tra diversi output una volta inserito il prompt di comando. Oltre a questi due algoritmi molto noti, esistono ulteriori generatori gratuiti di testi poetici. Anche per la generazione di immagini esistono diversi sistemi di IA, che generano nuove immagini a partire o da gruppi di immagini input o da input testuali. Sono diversi i generatori di immagini disponibili che possono essere utilizzati in diversi ambiti: arte, architettura, design, pubblicità, cinema, mondo scientifico.
Focalizzandoci sull’utilizzo dell’IA in campo artistico, sappiamo che, ad oggi, questi algoritmi hanno sì la capacità di apprendere dati esistenti e di interpolare le informazioni, ma non hanno la capacità di inventare nuova conoscenza o proporre nuove teorie estetiche. Eppure, nella narrazione contemporanea, su cui giocano molto disinformazione e cultura cinematografica, l’idea comune è che le IA possano sostituirsi all’artista proprio per la loro capacità di generare immagini e testi. Tuttavia, ad oggi, le IA sono e devono essere considerate come strumenti, proprio perché prive della capacità di creare nuove prospettive per l’umanità da ciò che apprendono, tratto distintivo invece del cervello umano. È importante chiarire questo malinteso per restituire un equilibrio al dibattito sull’uso dell’IA nel campo dell’arte, dal momento che ciò influenza anche il modo in cui le persone fanno esperienza delle opere d’arte dichiarate come realizzate per mezzo di un’IA. Se partiamo dall’assunto che le opere d’arte, in tutte le epoche storiche, sono state sempre il punto di arrivo tangibile di una chiara teoria estetica, l’idea che un generatore di testi o di immagini che rielabora dati esistenti possa essere considerato un artista diventa facilmente confutabile e addirittura banale. La creazione di teorie estetiche e di opere d’arte è frutto della capacità di astrazione tipica del cervello umano. Le IA, allo stato attuale, non hanno capacità artistiche di per sé, ma possono essere addestrate e utilizzate per supportare il processo creativo dell’artista, essendo una tecnologia in grado di rispondere a specifiche richieste e comandi all’interno di un preciso approccio estetico concepito dall’essere umano.
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