Categorie: Attualità

Sanremo e le donne: perché le scuse di Amadeus non ci bastano

di e - 17 Gennaio 2020

Ieri non si è parlato d’altro. Tutti hanno commentato l’uscita infelice e maschilista (per essere gentili) di Amadeus, nel presentare le donne che lo affiancheranno nella conduzione del Festival. E di come, una volta scoppiata la polemica, il conduttore, non sia stato in grado di porgere delle scuse adeguate.

Le dichiarazioni di Amadeus sulle donne del Festival di Sanremo

Ma andiamo con ordine. Il 14 gennaio, durante la conferenza stampa della settantesima edizione del Festival di Sanremo – che inizierà il 4 febbraio, Amadeus ha presentato il programma e le conduttrici che saliranno insieme a lui sul palco dell’Artiston: Monica Bellucci, Laura Chimenti, Antonella Clerici, Emma D’Aquino, Rula Jebreal, Diletta Leotta, Francesca Sofia Novello, Georgina Rodriguez, Sabrina Salerno, Alketa Vejsiu e Mara Venier.

Dopo un lungo panegirico sulla storia del Festival e sulle novità di questa edizione Amadeus ha affermato: «Essere presentatore, conduttore, direttore artistico di Sanremo è quello che nella vita non avrei mai immaginato». Neanche noi avremmo mai immaginato il seguito, perché, quando si entra nel vivo delle presentazioni, ecco che le lusinghe prendono una piega a dir poco inquietante.

Amadeus ha esordito specificando che le sue colleghe sono «ovviamente tutte molto belle» attribuendo all’estetica la ragione principale della sua selezione. Quindi passa agevolmente dalla padella alla brace. Parlando di una di loro, Francesca Sofia Novello, ribadisce per ben due volte – qualora non fosse chiaro – che è «bellissima», e poi: «Sappiamo essere la ragazza del grande Valentino Rossi, ed è stata scelta da me perché ho visto in lei – intanto, la bellezza – ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro»

Laura Chimenti? Che dire, «uno dei volti storici e – ovviamente – più belli del TG1». Come se non bastasse, raccontando di una telefonata avuta con Fiorello, ecco che il conduttore improvvisa un finto accento siciliano e dice: «Ma quelle due femmine sono spettacolari, le devi chiamare». E non finisce qua, purtroppo. Dopo si passa a Diletta Leotta, anche lei per prima cosa «bellissima ragazza» e poi all’occasione anche «giornalista sportiva». Leotta, quindi, è stata chiamata a Sanremo per dimostrare al pubblico che non è «solo una ragazza che si può occupare di sport». Sabrina Salerno invece, «che è stata un’icona sexy negli anni ’90», nonostante i suoi 50 anni «ancora oggi è una donna splendida, affascinante e, ovviamente bellissima, che può raccontarci qualcosa».

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Antonella Clerici e  Rula Jebreal sono state le uniche due donne a non essere introdotte come “bellissime”, ma di cui sono state sottolineate le grandi capacità come conduttrice (Antonella Clerici) e il carattere internazionale e la presenza, al di là della politica, per parlare di violenza contro le donne (Rula Jebreal)

Il problema è più profondo di quello che sembra. Quando si parla di violenza sulle donne – tema che sembra sarà affrontato durante il Festival di quest’anno – subito tutto il tavolo esprime vicinanza alla causa con espressione contrita. Giusto. Siamo tutte persone femministe, quando è esplicitamente richiesto. Ma è evidente che non sia sufficiente. Quando si esce dal selciato, ecco che piovono candidi e innocenti commenti maschilisti, che riducono la donna a un accessorio, dove la sua grandezza si misura in termini di capacità a rimanere nell’ombra, un passo indietro rispetto a compagni e colleghi uomini.

Ci sarebbe da scrivere un trattato sul ruolo da bella statuina che negli anni le donne hanno ricoperto nella tv italiana e non solo, lasciando al conduttore il ruolo da protagonista, ma il punto qui è anche un altro: quelli di Amadeus non sono complimenti lusinghieri, non in un mondo in cui si auspica la parità – non la ricerca agognata di una posizione subalterna o di un passo indietro.

Non è notizia di oggi che il ruolo della donna non deve essere quello di guidare dalle retrovie le azioni di uomini grandi e appariscenti e possiamo dire che il motto “Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”, è altamente demodé.

In molti hanno cercato di minimizzare l’accaduto, riducendolo a un fraintendimento leggero. Ma non è così. Fare delle dichiarazioni del genere alla presentazione di uno spettacolo che ha tantissimo seguito, significa anche dare un messaggio, e delle indicazioni precise su come dovrebbe essere la donna che può ottenere successo nel nostro Paese. Una donna bella, innanzitutto, che sa stare al proprio posto, nell’ombra, rispetto agli uomini che stanno al loro fianco, sì, ma qualche centimetro più avanti.

Amadeus era in buona fede durante le sue dichiarazioni, non lo mettiamo in dubbio. La gravità della questione risiede soprattutto in questo. Ci sono persone che si dichiarano apertamente vicine alle donne, ma che all’atto pratico rivelano abitudini di pensiero ben lontane dall’essere realmente sensibili. E spesso non sono nemmeno in grado di rendersene conto.

Questa tuttavia non può essere una giustificazione per legittimare pensieri irragionevoli e gravi, che banalizzano la donna e la riducono ad accessorio della controparte maschile.

Stupisce il silenzio-assenso dell’intero tavolo, dopo le espressioni usate. Nessuno ha avuto nulla da ridire, sul momento. Dispiace ancor di più il sostegno che il conduttore ha ricevuto da parte di tante personalità del mondo dello spettacolo, quando online, prima delle scuse ufficiali, è emerso un suo post in cui si dichiara non responsabile dei malintesi che generano le sue parole, incolpando chi ha frainteso.

Caro Amadeus, nella tua posizione non è minimamente rispettoso porgere le scuse solo dopo aver detto “avete capito male”. Forse tu ti sei espresso nel peggiore dei modi, e sarebbe stato più gradito sentire delle scuse meno grossolane e ineleganti.

Rincuora, però, la marea di persone che ha infiammato i social network tutto il giorno, denunciando l’accaduto con la gravità che merita. Tantissimi coloro che hanno espresso indignazione, invitando anche a boicottare il festival, se necessario. Questo è il chiaro e netto segnale che non si è più disposti ad accettare passivamente qualsiasi cosa, ma anzi di essere pronti e compatti nel contrastare episodi del genere.

Non sarà mai troppo tardi per capire che le doti di una donna non sono “essere bella” e accondiscendente, o essere la “fidanzata di”. Un’azienda pubblica che si fregia di fare cultura non può pensare che delle affermazioni del genere si accettino così, con leggerezza, o che addirittura vengano considerate complimenti per le donne.

Ci auguriamo che la Rai, incoraggi, in un futuro non troppo lontano, un linguaggio più consono e una reale vicinanza alle battaglie femministe.

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