Categorie: Attualità

Umberto Eco, dieci anni dopo: come ha cambiato il modo di leggere l’arte

di - 28 Marzo 2026

«Romanziere, editore, saggista, autore televisivo, corsivista, pamphlettista, professore, tutto a livelli altissimi, e tutto con una massima risonanza internazionale. Un intellettuale della sua ampiezza non lho più conosciuto». La definizione di Elisabetta Sgarbi, con cui Eco fondò la casa editrice La Nave di Teseo, offre un punto di partenza efficace per tornare su Umberto Eco, a dieci anni dalla sua scomparsa, mettendo a fuoco il rapporto tra il suo pensiero e larte.

Rientrando dentro un sistema di riferimento più ampio, quello dei segni e della loro interpretazione, larte per Eco si configura come un dispositivo culturale che produce significato, secondo una prospettiva che nasce anche dallo studio di Tommaso d’Aquino, dove la realtà viene concepita come una rete di rimandi simbolici, e che si sviluppa poi in una teoria generale della cultura intesa come sistema di codici, allinterno del quale immagini, linguaggi e forme artistiche funzionano come elementi attivi nella costruzione del senso. Dentro questo quadro si colloca Opera aperta, pubblicato nel 1962 in un contesto segnato dalle trasformazioni delle arti del secondo dopoguerra, e costruito a partire da una domanda precisa, cioè perché molte opere contemporanee sembrano richiedere un intervento attivo da parte del pubblico per essere comprese, una domanda alla quale Eco risponde mostrando come tali opere risultino strutturate in modo da permettere una pluralità di percorsi interpretativi.

Umberto Eco, 1996, Credit Jacques Lange/Paris Match

Il riferimento teorico più diretto, in questo passaggio, è Luigi Pareyson, che aveva già sostenuto la natura interpretativa dellesperienza artistica, e che Eco riprende riformulando il problema in termini più analitici, spostando lattenzione sulla struttura dellopera e sul ruolo operativo dellinterprete, che deve selezionare, collegare e organizzare gli elementi disponibili per costruire un senso possibile; un taglio che oggi, per l’arte contemporanea, appare essenziale. La conseguenza principale riguarda proprio la posizione dello spettatore, che nellopera aperta smette di essere un destinatario passivo e assume una funzione attiva, partecipando al processo di significazione senza che questo comporti la perdita di coerenza formale dellopera, la quale resta progettata con precisione dallautore ma predisposta a essere attraversata secondo itinerari diversi. Se dovessimo guardare oggi alle pratiche performative, che iniziavano a farsi strada proprio negli anni Sessanta, linterpretazione del filosofo piemontese appare uno strumento precursore estremamente lucido, consentendo di leggere queste esperienze come forme artistiche costruite per attivare il pubblico, allinterno di una struttura che resta definita ma che trova compimento solo nellinterazione e nelle scelte interpretative di chi vi prende parte.

Luciano Berio, Edoardo Sanguineti, Renate e Umberto Eco alla Fattoria di Celle (Pistoia), in occasione dell’esecuzione in prima assoluta dello spettacolo A-Ronne, con musica di Luciano Berio, testo di Edoardo Sanguineti e burattini di Amy Luckenbach, 1995, courtesy Centro Studi Luciano Berio

Con un approccio oltremodo moderno, come lo descrive Roberto Cotroneo, Eco individua, già negli anni ’60, esempi concreti di questa dinamica nelle avanguardie, in particolare nella musica di Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen, dove la composizione introduce margini di indeterminazione che richiedono una collaborazione interpretativa da parte dellascoltatore, rendendo evidente un cambiamento più generale nel modo in cui larte costruisce e trasmette significato. Questa prospettiva si collega direttamente allo sviluppo della semiotica, disciplina che Eco contribuisce a definire negli anni Sessanta e Settanta anche attraverso il confronto con Charles Sanders Peirce, dal quale riprende lidea di una interpretazione potenzialmente infinita, rielaborata nella nozione di semiosi illimitata”, secondo cui ogni segno rinvia ad altri segni senza esaurire mai definitivamente il proprio significato.

In questo senso, la sua estetica si colloca tra due poli, da un lato la tradizione medievale che associa la bellezza a ordine, proporzione e chiarezza, dallaltro le pratiche artistiche contemporanee che introducono ambiguità e molteplicità dei significati, con un tentativo costante di tenere insieme questi elementi senza ridurli a una sintesi semplificata. A dieci anni dalla scomparsa, il contributo di Eco al dibattito sullarte mantiene una funzione interpretativa rilevante per quanto riguarda la definizione del ruolo del pubblico e la comprensione dellopera come struttura aperta. Un dispositivo che produce senso attraverso linterazione con chi la osserva, allinterno di una rete culturale più ampia che continua a generare nuove letture e nuovi collegamenti.

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