L’Ultima Cena di Tom Vattakuzhy
Dopo poche settimane dall’apertura di metà dicembre, la Kochi-Muziris Biennale si ritrova al centro di una protesta sollevata da alcuni gruppi cristiani locali. Al centro di questa disputa vi è una reinterpretazione dell’Ultima Cena realizzata dall’artista indiano Tom Vattakuzhy. L’opera di Vattakuzhy è stata infatti accusata di essere blasfema e di “offendere la fede cristiana”, il ché ha innescato una polemica che ha portato alla chiusura temporanea dell’esposizione.
Il lavoro accusato di blasfemia non è esposto nell’esposizione principale della Kochi Biennale, ma all’interno di un progetto collaterale —l’EDAM— organizzato dalla fondazione per valorizzare il lavoro di artisti attivi nel Kerala.
Al centro di questa dell’Ultima Cena di Vattakuzhy appare una figura femminile a seno scoperto, circondata non dagli Apostoli della tradizione ma da un gruppo interamente femminile. Sullo sfondo del dipinto, oltre una soglia architettonica, emerge inoltre la sagoma di un uomo armato di fucile.
Di fronte alle accuse, l’artista ha però respinto ogni intento provocatorio, spiegando che il lavoro si basa su un testo teatrale del drammaturgo keralese C. Gopan, a sua volta basato su una poesia dedicata a Mata Hari. Come ha spiegato lui stesso: «Non si tratta di una distorsione dell’Ultima Cena, ma di una riflessione che si muove all’interno di un orizzonte culturale e simbolico che mi appartiene».
Per comprendere a pieno la portata della vicenda, è necessario però approfondire il contesto della vicenda. Il Kerala è casa infatti della più grande comunità cristiana dell’India con circa 6 milioni di persone, pari a quasi il 18% della popolazione. Si tratta del risultato di una storia secolare di scambi commerciali, missioni coloniali e stratificazioni religiose. Secondo la tradizione, inoltre, l’apostolo Tommaso avrebbe predicato proprio in Kerala già nel I secolo d.C., rendendo il cristianesimo parte integrante dell’identità culturale della regione.
Le proteste sono state guidate, tra gli altri, dalla Kerala Latin Catholic Association e dalla Chiesa siro-malabarese, che hanno denunciato l’opera come una rappresentazione “distorta e inappropriata” dell’Ultima Cena. Altro nodo centrale della vicenda sollevato dall’associazione riguarda l’uso di fondi pubblici per sostenere un lavoro ritenuto offensivo Il Latin Catholic Council of Kerala ha perciò chiesto esplicitamente la rimozione del dipinto.
In risposta, la Kochi Biennale Foundation ha assunto una posizione netta: in i curatori di EDAM, K. M. Madhusudhanan e Aishwarya Suresh, insieme al presidente della Biennale Bose Krishnamachari, hanno difeso l’opera, rifiutando ogni ipotesi di rimozione. Secondo la loro dichiarazione, infatti, una rimozione equivarrebbe alla legittimazione di una forma di censura incompatibile con la missione della manifestazione.
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