Ruspe in azione a Casalnuovo, su uno storico palazzo nobiliare del ‘700, distrutto per far spazio a un moderno condominio. È la fotografia impietosa che arriva dal Comune in provincia di Napoli. A lanciare l’allarme, alcuni consiglieri dell’opposizione che hanno già annunciato l’avvio di denunce alla Soprintendenza.
Nello specifico, si tratta dello storico palazzo dei marchesi Mondelli di Sassinoro, in via Arcora, nel centro antico, che conteneva anche diversi affreschi attribuiti ad Angelo Mozzillo, pittore della scuola napoletana attivissimo nella seconda metà del Settecento e conosciuto come “pittore degli angeli”. Molte le sue prestigiose committenze, dalla decorazione della cappella di San Gennaro in Napoli, all’affresco della Cappella Borgia, nella chiesa del Gesù Nuovo. Ma la storia dell’arte non è bastata a fermare i lavori. E così, le figure della Beata Vergine in gloria e dei putti, che ornavano l’arcata dell’ingresso principale di palazzo Mondelli, sono state distrutte.
Secondo quanto riportato da fonti locali, gli eredi Sassinoro, già diversi anni fa, avevano venduto Palazzo Mondelli a un immobiliarista napoletano che, di recente, lo avrebbe ceduto ai parenti di un assessore del Comune di Casalnuovo. E i vincoli sui beni culturali? Astutamente dribblati grazie a un provvedimento della giunta, con il quale si eliminava l’obbligo di chiedere il parere preventivo alla Soprintendenza.
A guidare il Comune è Massimo Pelliccia che, pur appartenente a una lista civica, sembra voler ricalcare gli stanchi stereotipi di Salviniana memoria, con tanto di post social dalla spiaggia e aggettivi coloriti: «i soliti politici criticoni». A gennaio, Pelliccia lo incontrò anche il ministro della Lega Nord, nella vicina Afragola, portandogli un dono: «Abbiamo omaggiato il Ministro Salvini con una cravatta Made in Casalnuovo, simbolo delle nostre eccellenze territoriali e sartoriali», scriveva sulla sua pagina Facebook. Viste le temperature, in quella occasione Salvini indossava un foulard verde splendente, in memoria dei bei vecchi tempi. E dagli accessori alla moda alle ruspe, il passo sembra essere breve.
Infatti, la concessione per l’abbattimento del palazzo e la ricostruzione del condominio è stata data in tempi molto stretti ai parenti di un assessore, cioè ai figli del cugino paterno del papà di un amministratore comunale, come si legge sul Mattino. E così, mettendo per un attimo da parte le sbandierate eccellenze – il tipico bipensiero di matrice populista – ecco che è arrivata la licenza per distruggere l’arte e la storia, in un Comune del quale, ancora una volta, si ricorderanno solo i casi di abusivismo e speculazione.
«Non esistono fonti storiche che attestino quanto detto circa il Palazzo. Non esiste nessun vincolo sull’immobile, che non è in zona A e che non è mai stato inserito nel patrimonio monumentale del Comune», ha dichiarato il vicesindaco, Stefano Coscia. Ma, secondo le fonti locali, una delibera del comune esisteva ed era stata fatta approvare dall’ex vicesindaco, Andrea Orefice, obbligando i proprietari di edifici con più di cinquant’anni d’età a chiedere il parere della Sovrintendenza sugli abbattimenti, nell’ottica di una possibile apposizione di vincolo. Ed è stata precisamente questa delibera a essere stata revocata dalla giunta Pelliccia.
In questo modo è stato possibile avviare la demolizione di un altro edificio di Casalnuovo, questa volta in zona A. Anche qui sorgerà un nuovo palazzo. E anche in questo caso, pare che la licenza sia di una società riconducibile a un consigliere comunale.
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