Il Salvator Mundi della Basilica di San Domenico Maggiore
Il Salvator Mundi è stato ritrovato, finalmente. No, ovviamente non si tratta di “quel” Salvator Mundi, quello venduto nell’asta del novembre 2017 da Christie’s New York per la cifra record di 450 milioni di dollari. Del Leonardo milionario, finito al centro di un intrigo internazionale tra il Louvre Abu Dhabi e il governo saudita, se ne sono ormai perse le tracce e, oggi, forse è esposto per pochi intimi, sul super yatch del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Quello ritrovato dagli agenti della Sezione Reati contro il patrimonio della Squadra mobile di Napoli è un po’ più modesto. Si tratta infatti di una delle tante versioni del Salvator Mundi, non di mano di Leonardo ma di sua scuola, comunque piuttosto antico, probabilmente risalente al secondo decennio del Cinqucento e, in ogni caso, di un certo valore.
L’opera fa parte della collezione custodita al nuovo Museo DOMA, il museo della Basilica di San Domenico Maggiore, a Napoli, e venne trafugato dalla Cappella Muscettola, dove era esposto. L’autore è sconosciuto, probabilmente di origini lombarde, visto che a portarlo a Napoli fu l’ambasciatore Giovan Antonio Muscettola, consigliere dell’imperatore Carlo V, che lo acquistò durante una missione diplomatica a Milano.
Il Salvator Mundi esposto a San Domenico Maggiore è conosciuto dagli studiosi di Leonardo perché venne esposto nella mostra “Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma”, tenutasi tra il 1983 e il 1984 e in quell’occasione la tavola fu restaurata e sottoposta a indagini radiografiche.
Gli agenti l’hanno ritrovata nascosta in un appartamento in via Provinciale delle Brecce. Il proprietario dell’appartamento, in 36enne incensurato, rintracciato poco distante dall’abitazione, è stato sottoposto a fermo per ricettazione. A spiegare i dettagli dell’operazione, il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, durante un incontro con la stampa che si terrà nell’Aula Vadalà del IV Reparto Mobile della Polizia di Stato, in via Monte di Dio.
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