Sandro Botticelli, Pala del Trebbio. Courtesy Galleria dell'Accademia di Firenze.
Dai primi di novembre, le opere della Galleria dell’Accademia di Firenze sono disponibili in un formato inedito: da poco si è infatti conclusa la campagna di acquisizione fotografica che ha portato alla digitalizzazione in gigapixel di oltre 75 dipinti fra cui le pale di altare di maestri come Pietro Perugino, Bronzino, Giambologna e Allori, oltre a strumenti musicali e statue in gesso e tantissime altre opere.
Cosa significa digitalizzare un’opera? Qual’è il valore acquisito della digitalizzazione di opere del genere? La risposta è molto semplice: digitalizzando queste opere sarà possibile ingrandire ogni singolo particolare. In questo modo si potrà godere a occhio nudo di alcuni dettagli inimmaginabili prima d’ora.
Il laborioso processo dietro alla digitalizzazione delle opere è iniziato con il trittico della Pentecoste di Andrea Orcagna. Il progetto è stato affidato al team di Haltadefinizione, che ha recentemente siglato un accordo con il Mibact, in cui si impegna nella valorizzazione e nella promozione delle collezioni statali. Anche il parter di Haltadefinizione, Memooria, ha preso parte a questa iniziativa. Le due aziende hanno studiato ogni setup fotografico lavorando insieme, per superare le varie difficoltà legate a un progetto così ambizioso.
I risultati sono stati ottimali e, nonostante le difficoltà logistiche, è stato possibile acquisire ogni tipo di superficie, sia per quanto riguarda gli effetti di luce che la resa del materiale. Le immagini ottenute sono ad altissima fedeltà e risoluzione. La priorità, durante la fase di acquisizione delle immagini, era la salvaguardia delle opere. Grazie alla collaborazione e alla supervisione del personale del museo è stato possibile portare a termine la missione senza danni.
La tecnologia Gigapixel utilizzata prevede un approccio non invasivo così da non provocare danni all’opera oggetto della ripresa. Questa tecnologia si basa sulla costruzione di un mosaico: l’unione di più macrofotografie compone i dettagli di un unico soggetto. Proprio attraverso un processo chiamato stitching migliaia di scatti vengono cucini insieme. La chiarezza dei dettagli di queste opere digitalizzate sta proprio in questo: in un’opera composta da miliardi di pixel è quindi possibile ingrandire ogni dettaglio decine di volte senza perdere l’alta definizione.
Questo processo di digitalizzazione è stato possibile anche per opere imponenti, come il modello in terra cruda del Ratto della Sabinarealizzato dal Giambologna. Ci sono volute ben 59700 immagni (18mila gigabyte di dati) per completare la digitalizzazione di questa opera maestosa.
Per vedere le opere della Galleria dell’Accademia di Firenze in gigapixel, potete cliccare qui.
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