Il governo federale dell’Australia ha stanziato circa 228 milioni di dollari per la costruzione di una nuova area museale a Canberra, composta da zone all’aperto ed edifici per ricerca e varie attività, nella quale conservare gli antichi manufatti e i resti umani delle popolazioni indigene e restituiti all’Australia. L’annuncio è stato dato in maniera congiunta dal primo ministro australiano, Scott Morrison, e da Ken Wyatt, il primo indigeno a essere eletto alla Camera dei rappresentanti e attualmente Ministro degli Indigeni Australiani. Il nuovo sito sarà simbolicamente realizzato sul terreno del Commonwealth Place, all’interno del cosiddetto “triangolo parlamentare”, che comprende i vertici di Capital Hill, con il parlamento, City Hill, con il municipio, e Russell Hill, con il Ministero della difesa, collegati da Commonwealth Avenue, Constitution Avenue e Kings Avenue. Nella zona anche la National Gallery of Australia e la National Portrait Gallery, oltre all’Ambasciata della tenda aborigena, un sito di protesta permanente, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, a rappresentare generazioni di individui che hanno combattuto per l’uguaglianza a favore degli indigeni australiani fin dal 1972.
Il nuovo distretto culturale, che potrebbe fare la storia della museografia, si chiamerà Ngurra, cioè casa oppure luogo di appartenenza, e per la sua costruzione verrà bandito un concorso nazionale di architettura che dovrebbe essere lanciato entro febbraio 2022. Il sito di Ngurra includerà un’area nazionale per i resti indigeni rimpatriati da collezioni estere e una nuova sede per l’AIATSIS – Australian Institute of Aboriginal and Torres Strait Islander Studies, fondato nel 1964 e finanziato dal governo. In un centro di conoscenza e ricerca sarà esposta la collezione di oggetti e documenti dell’AIATSIS, descritta da Wyatt come «La più grande collezione al mondo di oggetti del patrimonio culturale aborigeno e dell’isola dello Stretto di Torres». In gran parte conservata in deposito, la collezione AIATSIS comprende più di 6mila opere d’arte e manufatti, 5mila video, un database online di lingue indigene australiane, 700mila fotografie e 40mila ore di registrazioni audio. E l’archivio continua a crescere attraverso donazioni e acquisti, una delle ultime è un mantello di pelle di opossum dell’artista indigena Jenni Kemarre Martiniello.
Ma le reazioni al progetto sono state contrastanti. L’eminente attivista aborigeno, originario della Tanzania, Michael Mansell ha condannato l’idea di collocare Ngurra all’interno della «Sede del potere dell’uomo bianco», cioè nel triangolo parlamentare. Ma dal Ministero degli indigeni australiani, Linda Burney ha affermato di essere «Entusiasta» dell’annuncio. «Capisco quello che dice Michael, ma Ngurra ha bisogno di essere messa in risalto nella capitale della nazione e nel triangolo parlamentare. Penso che sia davvero cruciale», ha dichiarato Burney, che ha anche specificato che la collaborazione con la popolazione indigena sarà fondamentale.
Oltre alla collocazione, polemiche sono sorte anche a seguito di un’omissione nel comunicato stampa ufficiale. Canberra è stata la casa dei popoli Ngunnawal e Ngambri per più di 20mila anni ma mentre il primo è stato correttamente menzionato, il secondo non è comparso, facendo andare su tutte le furie i rappresentanti della discendenza Ngambri, che hanno parlato di un’omissione «Deliberata e offensiva».
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