Categorie: Beni culturali

Inchiesta sulla mostra di Noto: le opere tornano al proprietario. Erano autentiche

di - 3 Luglio 2020

Dieci opere realizzate da maestri dell’arte della prima metà del Novecento, da Giacomo Balla a Carlo Carrà, da Umberto Boccioni a Vasilij Kandinskij, da Pablo Picasso a Paul Klee, sequestrate nell’autunno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla mostra “L’impossibile è Noto”, hanno fatto ritorno a casa propria, cioè quella di Massimo Carpi. A stabilire la restituzione, la Procura della Repubblica di Siracusa, al termine di accurate indagini tecniche che hanno permesso di appurare come le opere di proprietà del collezionista romano fossero non solo autentiche ma anche di legittima provenienza.

Il sequestro delle opere di Noto e le indagini

I fatti risalgono a ottobre 2019, quando i militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale posero sotto sequestro 26 opere d’arte esposte al Convitto delle Arti di Noto, in occasione della mostra “L’impossibile è Noto”, curata da Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta e organizzata dalla società Sicilia Musei di Gianni Filippini. A dare il via alle indagini, la denuncia sporta dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che aveva riscontrato l’esposizione di quattro opere attribuite a Giorgio de Chirico ma sconosciute alla medesima Fondazione: una gouache e una matita su carta del 1952, un inchiostro su carta del 1950, titolato Studio neoclassico, e un olio su tela, Il Grande metafisico.

Nel corso delle verifiche, coordinate dal perito Mariastella Margozzi, storica dell’arte, funzionario dal 1993 del Ministero dei Beni Culturali e già incaricata di effettuare le perizie sui falsi Modigliani di Genova, identificò altre 22 opere di dubbia autenticità, attribuite a Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì.

L’autenticità delle opere e la liceità della mostra erano state immediatamente difese dalla società Sicilia Musei, che aveva nominato come perito di parte Vittorio Sgarbi, il quale aveva preso parte alla querelle con un acceso articolo pubblicato dal Giornale. E il 2 luglio 2020, la svolta decisiva: «La Procura della Repubblica di Siracusa, dopo accurate indagini tecniche, ha in questi giorni accolto la richiesta di restituzione di 10 opere d’arte contemporanea, di proprietà del sig. Massimo Carpi», scrivono Alvise Troja, del Foro di Siracusa, e Francesco Emanuele Salamone, del Foro di Roma, difensori di Massimo Carpi e autori dell’istanza difensiva che ha portato alla restituzione delle opere, il cui valore complessivo ammonterebbe a diversi milioni di euro.

La storia non finisce qui

I curatori della mostra, Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, che avevano selezionato le opere dalla collezione Carpi per la mostra “L’impossibile è Noto”, hanno specificato che delle 80 opere esposte quattro rimangono sotto sequestro per maggiori accertamenti: un disegno di Fortunato Depero, un disegno di Luigi Russolo, un disegno di Hans Richter, un disegno di Mirò. I curatori affermano, inoltre, che di queste 4 opere 3 sono fornite di autentica e al momento della selezione erano già state scelte da altri curatori ed esposte in mostre istituzionali in Musei pubblici: Palazzo delle Esposizioni di Roma, Galleria Civica di Modena e Museo Archeologico di Aosta e sottoposte all’ufficio delle Belle Arti per esportazione temporanea per mostre in Istituti di Cultura all’estero.

Ma la storia non è finita. Rimangono sotto sequestro ancora 12 opere, di cui quattro di De Chirico dichiarate false dalla Fondazione De Chirico, che nelle schede prestito e nelle schede assicurative risultavano come autentiche e non “attribuite”. «Tali opere sono state scelte dalla produzione della mostra Sicilia Musei tramite contatti a noi del tutto estranei secondo quanto da contratto era nella facoltà del produttore stesso», hanno dichiarato i curatori. Che hanno specificato anche di aver chiesto la documentazione ripetutamente a Gianni Filippini, Presidente di Sicilia Musei, che attestava l’autenticità delle opere ottenendo «risposte positive verbali».

I curatori raccontano di aver respinto, evitandone l’esposizione in mostra, altre tre opere, presentategli come di Mirò, Boccioni e Klimt da Filippini, «poiché non apparivano convincenti ed erano sprovviste di documentazione». L’opera attribuita a Mirò è stata sequestrata in casa di Filippini a Noto il giorno stesso del sequestro nel Museo. I curatori hanno spiegato anche che l’olio il Grande Metafisico di De Chirico non era considerato nel progetto inziale della mostra ed è stato inserito dalla produzione nei giorni successivi all’inaugurazione.

I curatori dichiarano, infine, di non essere stati messi a conoscenza fino a luglio 2019, da Gianni Filippini, della procedura di indagine e richiesta di informazione bibliografiche relative a tutte le opere da parte della Procura. Insomma, adesso la palla passa a Sicilia Musei.

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Tag: fondazione giorgio e isa de chirico Giancarlo Carpi Gianni Filippini Giorgio de Chirico Giuseppe Stagnitta massimo carpi noto sicilia musei vittorio sgarbi

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