08 ottobre 2019

Opere di De Chirico false a Noto: Sgarbi entra in gioco

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26 opere di De Chirico e altri maestri, in esposizione per una mostra a Noto, sono state sequestrate per effettuare le perizie sull'autenticità

Foto di Andrea Roccaro

Dopo le vicende legate alle opere contraffatte di Gino De Dominicis e Michelangelo Pistoletto, un altro grande maestro dell’arte contemporanea è stato coinvolto, suo malgrado, in un’indagine. Pochi giorni fa, 26 opere d’arte esposte al Convitto delle Arti di Noto, in occasione di “L’impossibile è Noto”, mostra curata da Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta e organizzata dalla società Sicilia Musei di Gianni Filippini, sono state sequestrate dai militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Ma tutto è iniziato dalla denuncia sporta dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che aveva riscontrato l’esposizione di quattro opere falsamente attribuite a Giorgio de Chirico e sconosciute alla medesima Fondazione: una gouache e una matita su carta del 1952, un inchiostro su carta del 1950, Studio neoclassico, e un olio su tela, Il Grande metafisico.

La perizia ordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa ha rivelato che le opere esposte a Noto e attribuite a De Chirico, riconducibili a una società estera e a un privato italiano, sarebbero effettivamente false. Ma non solo quelle, visto che il perito incaricato, Mariastella Margozzi – storica dell’arte, funzionario dal 1993 del Ministero dei Beni Culturali e già incaricata di effettuare le perizie sui falsi Modigliani di Genova – continuando le verifiche, ha identificato altre 22 opere di dubbia autenticità. Saranno quindi necessarie ulteriori ricerche rispetto alla tecnica, ai materiali utilizzati e alla rispondenza della produzione certa degli artisti ai quali fanno riferimento, tutti nomi di eccezionale valore: Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì.

Da parte sua, Sicilia Musei ha spiegato, in un comunicato stampa, che le opere sarebbero assolutamente certificate e ha fatto riferimento a un accanimento contro l’operato della società: «Sarà curioso, visto l’accanimento, verificare le fonti che hanno ispirato questa azione colpendo una realtà che ha prodotto oltre 21 mostre in Sicilia senza ottenere mai un contributo pubblico ma stornando addirittura una commissione sulla biglietteria. Soltanto sulla città di Noto per realizzare le mostre sono stati investiti 720mila euro da Sicilia Musei e dopo un quadriennio di attività ininterrotta al Convitto delle Arti Noto Museum non abbiamo ancora visto altre realtà disposte a investire in modo importante per sostenere il progetto Noto Città d’Arte».

Sicilia Musei ha poi nominato come consulente tecnico di parte Vittorio Sgarbi, che in Sicilia ha ricoperto l’incarico di Assessore regionale ai Beni culturali, fino al marzo 2018. «La notizia è che sono tutti buoni. Disegni e opere spesso minori, ma indici del gusto e della sensibilità di un generoso collezionista come Massimo Carpi, che li ha acquistati nelle principali aste del mondo e presso le più serie gallerie italiane», ha spiegato Sgarbi al Giornale, adducendo l’inesperienza di Margozzi, una citazione da Foscolo, un paio di sentenze e di articoli della Costituzione, alcune pubblicazioni autorevolissime, mostre in musei quali il MUDEC di Milano e il Museo Archeologico Regionale di Aosta. Oltre che il sano, vecchio buonsenso: «Non si può impedire a nessuno di acquistare un’opera presunta falsa, ritenendola, per convinzione o suggerimento di un esperto in buona fede, autentica. Questo non vuol dire contraffarla, o porla sul mercato con l’inganno. Si tratta esattamente del contrario: il collezionista, prestatore delle opere alla mostra, le ha acquistate per sé, senza dubitare del loro valore, a prezzi di mercato compatibili».

Per il momento, una persona è iscritta al registro degli indagati, con l’ipotesi contraffazione di opere d’arte e Fabio Granata, assessore alla Cultura di Siracusa, ha annunciato la risoluzione del protocollo di collaborazione tra Sicilia Musei e il Comune siciliano che, in origine, era stato sottoscritto per tre anni. Granata ha però specificato che, per la decisione, non sono stati tenuti in conti i fatti di Noto, non essendoci ancora gli elementi per un giudizio certo e le opere sono solo “presunte” false. Terra bruciata intorno a Sicilia Musei? Eppure, la collaborazione con il Comune di Noto va avanti dal 2017, con mostre del calibro di “Andy Warhol è Noto” a “Picasso è Noto”, passando per “Chagall e Missoni. Sogno e colore”.

«Le verifiche su 26 opere delle circa 150 esposte nella mostra “L’Impossibile è Noto”, condotte dai militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ci permetterà di conoscere la verità sull’autenticità delle opere e di stabilire eventuali responsabilità. Una cosa è certa, nel caso in cui dovesse essere appurata la presenza di opere false, il Comune di Noto è parte lesa e farà valere le proprie ragioni nelle sedi competenti», ha dichiarato il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti.

Peraltro, non è la prima volta che Sicilia Musei finisce nel mirino degli inquirenti. Tra maggio e giugno scorsi, infatti, i Carabinieri della Sezione di Siracusa, in collaborazione con il Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, sequestrarono due sculture attribuite ad Alberto Giacometti, esposte in occasione della mostra “Ciclopica, from Rodin to Giacometti”, presso l’ex Convento di San Francesco di Siracusa.

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