Categorie: Beni culturali

La Domus Aurea riapre con una mostra immersiva, nel segno di Raffaello

di - 22 Giugno 2021

Una villa che doveva rappresentare la costruzione di un sogno, riapre le porte per condurci in un mondo al di là del tempo e dello spazio: è la Domus Aurea, la casa dorata fatta costruire dall’imperatore Nerone sulle macerie lasciate dal disastroso incendio di Roma del 64 dC. Inglobata poi nelle successive Terme di Traiano, progressivamente smantellata da Vespasiano in poi, dimenticata e poi riscoperta in pieno Rinascimento, la Villa, patrimonio Unesco dal 1980, ha riaperto al pubblico dopo oltre un anno di chiusura causa pandemia. I fruitori potranno attraversare un nuovo percorso di visita, dopo aver varcato un ingresso rinnovato, firmato da Stefano Boeri, che conduce alla Sala Ottagona, dove è allestita una mostra immersiva, progettata ad hoc dallo studio Dotdotdot e curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, visitabile fino al 7 gennaio 2022.

Raffaello e la “civiltà delle grottesche”: la mostra alla Domus Aurea

Promossa in occasione del Cinquecentenario della morte di Raffaello – avrebbe dovuto essere inaugurata il 6 aprile 2020, poi si è messo di mezzo il Covid-19 – la mostra multimediale è una immersione nella storia della riscoperta della Domus Aurea, quando, sul finire del ‘400, un giovane romano, cadendo accidentalmente in una buca sul lato del Colle Oppio, si rialzò in una grotta ricca di figure dipinte. Erano le pitture parietali della villa neroniana, che immediatamente diventarono un soggetto di studio privilegiato dagli artisti più aggiornati dell’epoca, intrisi della temperie dell’Umanesimo e desiderosi di riscoprire il mito e la proporzione della classicità greca e latina. La mostra immersiva fa rivivere lo stupore di quei grandi maestri dell’arte, tra i quali Pinturicchio, Filippino Lippi e Luca Signorelli, che si calarono nella Domus Aurea a lume di torcia, scoprendo le grottesche, quelle decorazioni curiose, fantasmagoriche ed estrose, tra esseri mostruosi e geometrie intrecciate, la cui diffusione fu talmente ampia da portare alla istituzione di una una vera “civiltà delle grottesche”, come la definì Roberto Longhi. E poi c’era la maestria di Raffaello, anche egli esploratore privilegiato di questo mondo sotterraneo, che reinterpretò secondo la sua sensibilissima visione, facendo rivivere il passato e innovando la storia, come nei mirabili esempi delle Logge Vaticane e di Villa Madama.

Ma tutta l’area era ricca di tesori, come il Laocoonte, trovato il 14 gennaio del 1506 scavando in una vigna sul colle Oppio di proprietà di Felice de Fredis e oggi conservato al Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani, e che ritorna suggestivamente, nella forma di una apparizione nel buio, nel corso dell’esposizione.

Il percorso espositivo multimediale mette in scena la ricerca artistica e le storie contestualizzate all’interno del padiglione neroniano, attraverso sei installazioni e un progetto di narrazione visiva e sonora che si sviluppa attraverso un’esperienza multisensoriale, poetica ed evocativa dedicata al tema delle grottesche, a partire dall’apice della loro interpretazione magistrale con Raffaello fino alla successiva diffusione nel mondo.

Un’occasione da cogliere e un problema da risolvere: l’intervento del Ministro Dario Franceschini

«La Domus Aurea viene arricchita oggi da un intervento di architettura contemporanea, realizzato da Stefano Boeri, che dimostra come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione e si conciliano perfettamente con la tutela e la conservazione del patrimonio del passato», ha dichiarato il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, intervenuto ieri alla presentazione, forse lasciando trapelare un sardonico riferimento alle critiche sorte riguardo al progetto di pavimentazione del Colosseo.

«È un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e per tutto il mondo», ha continuato il Ministro. «Fra poco più di un mese si aprirà il G20 dei ministri della cultura all’interno del Colosseo. Questo è un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. La Domus Aurea è un luogo stupendo, adesso dobbiamo renderlo stupendo anche fuori», ha sottolineato Franceschini.

«C’è un problema che si chiama parco di Colle Oppio. Siamo pronti anche come Parco archeologico del Colosseo a prendere in gestione il parco di Colle Oppio all’interno del Parco archeologico del Colosseo perché sarebbe il modo di renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore, non invece nel degrado che in alcune parti è davvero imbarazzante e mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo».

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