La Soprintendenza apre l’archivio e svela i ricordi di Roma antica

di - 18 Aprile 2020

Si chiama #SoprintendenzAperta la campagna lanciata sui social che promuove il patrimonio romano attraverso le foto e i video dei suoi luoghi di cultura. All’iniziativa si aggiunge l’apertura dell’interessante archivio fotografico da parte della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Capitale.

Frutto del programma di digitalizzazione, avviato nel 2019 dalla storica dell’arte Mariella Nuzzo, il progetto rende disponibili alcuni di quei negativi su lastra che ripercorrono la storia di Roma dagli anni Trenta agli anni Cinquanta del Novecento.

L’archivio conta circa 20mila positivi, 19400 negativi in pellicola e 5200 lastre di vetro in vari formati appartenenti alla ex Soprintendenza Beni Ambientali e Architettonici del Lazio e alla ex Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma, istituita nel 1991.

L’archivio fotografico racconta

Tra le immagini pubblicate, sono state scelte fotografie raffiguranti interventi di restauro su beni culturali come la Basilica di Santa Sabina all’Aventino o l’Acquedotto di Porta Furba, offendo una visione inedita della valorizzazione capitolina.
Questi scatti ci restituiscono quel tempo che non abbiamo mai vissuto, descrivendo la vita popolare dell’epoca e consegnando preziose testimonianze risalenti anche a momenti di particolare emergenza. Tra le foto pubblicate emerge quella che riporta lo stato della Basilica di San Lorenzo fuori le mura subito dopo il bombardamento del 19 luglio del 1943. Un momento storico indimenticabile, che segnò la vita dei cittadini e che rappresenta anche una dimostrazione di vicinanza alla situazione critica che stiamo affrontando oggi.

A queste si aggiungono immagini di una Roma che non tornerà più, come la zona della cosiddetta Spina di Borgo, il quartiere distrutto a seguito della politica urbanistica fascista per far spazio alla realizzazione di via della Conciliazione. Tra le ultime foto postate, la Soprintendenza ha scelto quella della fontana della Spina dei Borghi, ultima testimonianza di un quartiere ormai scomparso. La fotografia, scattata nel 1936, è un documento che ricorda le bellezze architettoniche del posto, immortalate poco prima della loro demolizione.

La promozione dell’attività di restauro come una nuova ripresa

Anche lo scorso anno, Palazzo Braschi ha reso pubblico il suo archivio fotografico in occasione della mostra “Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi”, esponendo immagini che documentano la capitale e i suoi monumenti.

In questo momento, però, l’idea di promuovere foto che raccontano le attività di restauro del nostro prezioso patrimonio si è rivelata un’ottima soluzione che ben si inserisce nel contesto che stiamo vivendo. La raffigurazione della storia del ripristino dei nostri monumenti e della loro valorizzazione richiama infatti l’auspicio di una ripresa dalla pandemia del coronavirus che stiamo combattendo.

Per seguire tutte le altre iniziative di #iorestoacasa, potete dare un’occhiata qui.

Laureata in storia dell’arte con specializzazione in ambito contemporaneo all’Università La Sapienza di Roma. Durante la sua formazione ha studiato presso l’Universidad de Sevilla e Université Paris Sorbonne IV. I suoi studi si sono concentrati sull’arte andalusa contemporanea, sull’arte contemporanea femminile e gender studies. Ha svolto ricerche nell’archivio parigino AWARE, Archives of Women Artists, Research and Exhibitions, un'associazione co-fondata nel 2014 e diretta dalla celebre curatrice Camille Morineau. Tra il 2014 e il 2016 ha scritto per The Walkman Magazine e dal 2019 collabora con Exibart. In questi anni si è occupata di progetti di curatela come assistente di galleria e ha partecipato al Workshop Narrare per immagini al MAXXI e al progetto I had a dream, organizzato nel 2018 dalla Moleskine Foundation, insieme al curatore Simon Njami presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

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