Categorie: Beni culturali

L’Arco di Giano riapre al pubblico con una performance firmata Fendi

di - 6 Novembre 2021

Dopo 28 anni, l’Arco di Giano è stato di nuovo aperto al pubblico grazie alla collaborazione tra Alda Fendi e la Soprintendenza Speciale di Roma. «La mia Fondazione è felice di aprire al pubblico la prestigiosa area dell’Arco di Giano – spiega Alda Fendi – e di favorire la fruizione di un importante monumento. Da 20 anni ho esplorato il mondo dei Fori Imperiali lasciando testimonianze artistiche e spettacolari. Ringrazio il Soprintendente Speciale Daniela Porro per la sua Lungimiranza». Per un evento firmato Fendi non ci si può che aspettare una riapertura in grande stile. Infatti, il monumento è stato protagonista di “NU-SHU – Le parole perdute delle donne”, performance contro il femminicidio, elaborata ad hoc da Raffaele Curi.

Alda Fendi e Raffaele Curi (fotografia di Carlo Bellincampi)

NU-SHU: le parole perdute delle donne all’Arco di Giano

«È con gioia che apriamo gratuitamente l’Arco di Giano – spiega la soprintendente speciale di Roma Daniela Porro –, un monumento amato dai romani e che colpisce i visitatori di tutto il mondo. Lo facciamo con la Fondazione Alda Fendi Esperimenti, con la performance NU-SHU, una virtuosa collaborazione». Una action di nove minuti che amalgama i segni dell’arte con la quotidianità e il presente, questa è la performance pensata da Raffaele Curi per l’occasione. La conquista della parola e dell’autodeterminazione sono i temi con cui il regista ha scelto di affrontare il femminicidio. “NU-SHU – Le parole perdute delle donne” riprende un linguaggio appartenente alla tradizione cinese e lo porta in scena con uno sguardo visionario.

“Nu-Shu – Le parole perdute delle donne”, performance di Raffaele Curi, a cura di Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.(fotografia di Pino Le Pera)

Il Nu-shu è un idioma segreto sviluppato in Cina molto tempo fa: una lingua esclusivamente femminile custodita gelosamente e tramandata per generazioni. Il Nu-shu rappresenta la ribellione di fronte alle imposizioni di una società maschilista: la parola diventa strumento di libertà. All’interno della cancellata dell’Arco di Giano, 70 sontuosi kimono nuziali in seta bianca (frutto di una lunga ricerca condotta in Cina da Alda Fendi) evocano la presenza e le storie di altrettante donne, sulle note dell’aria “Je veux vivre dans le rêve” tratta da “Romeo et Juliette” di Charles Gounod, nella versione del soprano Nadine Sierra. Così, si è presentata questa importante restituzione alla città, venerdì 5 novembre in due repliche nella stessa serata (alle 21.15 e alle 21.45).

L’Arco di Giano torna alla città

Monumento tra i principali del Foro Boario, l’Arco di Giano è l’unico arco onorario a pianta quadrangolare al centro della città, intitolato al dio bifronte per la sua forma. Fu per volontà dei figli di Costantino che l’arco venne edificato, dopo la morte del padre nel IV secolo. Dopo l’attentato del 28 luglio 1993, l’Arco di Giano venne chiuso per restauro e circondato da una cancellata. In questi anni è stato possibile accedervi solo in rare occasioni. Già nel 2018 Alda Fendi si era spesa per ridonare luce a questo monumento con un’illuminazione firmata Vittorio Storaro. Dal 13 novembre, ogni sabato l’Arco di Giano sarà fruibile con ingresso libero, dalle 10 alle 14 e dall’ultima domenica di marzo dalle 16 alle 20.

L’Arco di Giano a Roma (fotografia di Fabio Caricchia)

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