Categorie: Beni culturali

Napoli e la tutela del verde storico: al via il restauro del Parco della Floridiana

di - 5 Febbraio 2026

Il verde è un bene pubblico primario, un’infrastruttura ambientale che incide direttamente sulla qualità della vita e, quando è storico, il suo valore sociale è moltiplicato. E in particolare in una metropoli come Napoli, dove la densità urbana convive con la cronica carenza di spazi verdi accessibili, la tutela del patrimonio culturale non può limitarsi all’architettura o alle collezioni museali. In questo senso, sono fondamentali le azioni in atto nel Parco della Villa Floridiana, uno dei luoghi più belli della città e spazio essenziale per la collettività, oggi al centro di un articolato progetto di ripristino e cura. Il parco, insieme al Museo Duca di Martina e alla sua straordinaria collezione di arti decorative, costituisce uno dei fulcri del nuovo Polo autonomo dei Musei Nazionali del Vomero, che comprende anche la Certosa di San Martino e Castel Sant’Elmo con il Museo Novecento a Napoli. Un sistema collinare in cui la dimensione museale e quella paesaggistica sono inseparabili e richiedono strategie di tutela integrate.

In continuità con le azioni avviate nel 2025, i Musei del Vomero e la Direzione Regionale Musei Nazionali Campania hanno annunciato l’avvio di un intervento strutturato e graduale, della durata complessiva di circa otto mesi, dedicato alla messa in sicurezza del parco, alla cura del patrimonio vegetale e alla progressiva restituzione alla fruizione di aree oggi non accessibili. L’apertura del cantiere è il risultato di un lungo percorso preliminare di studio e analisi, indispensabile per intervenire in modo consapevole su un giardino storico di alto valore paesaggistico, botanico e culturale.

Villa Floridiana, Scalone del belvedere, ph. Alessandra Cardone

Villa Floridiana nacque all’inizio dell’Ottocento come residenza di delizia borbonica. Nel 1815, Ferdinando I di Borbone acquistò la tenuta del principe Giuseppe Caracciolo di Torella per destinarla alla moglie morganatica Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, dalla quale la villa prende il nome. Tra il 1817 e il 1819 l’architetto Antonio Niccolini trasformò l’antica costruzione in una raffinata villa neoclassica, progettando contestualmente il vasto parco secondo un gusto romantico che fondeva elementi del giardino all’italiana e del giardino all’inglese.

Il parco fu affidato alle cure del botanico Friedrich Dehnhardt, direttore dell’Orto Botanico di Napoli, che introdusse numerose specie arboree e ornamentali, dando vita a un impianto vegetale di grande ricchezza e varietà. Il complesso comprendeva, oltre alla villa principale, viali panoramici, fontane, serre, finte rovine, un tempietto ionico e il Teatro della Verzura, configurandosi come un articolato paesaggio denso di rimandi simboli.

Dopo la morte della duchessa, la proprietà passò agli eredi e conobbe una progressiva frammentazione. Nel 1919 lo Stato acquisì la villa Floridiana e parte del parco, avviando una nuova fase della sua storia. Dal 1927 l’edificio ospita il Museo nazionale della ceramica Duca di Martina, nato dalla donazione della straordinaria collezione di arti decorative appartenuta a Placido di Sangro, duca di Martina, e trasmessa allo Stato da Maria Spinelli di Scalea.

Il museo conserva una delle più importanti raccolte italiane di ceramiche e arti decorative, con opere che spaziano dall’Europa all’Estremo Oriente, accanto agli ambienti storici della villa, tra cui gli appartamenti privati della duchessa e il grande salone delle feste affrescato da Giuseppe Cammarano. La compresenza di architettura, collezioni e paesaggio rende la Floridiana un caso emblematico di bene culturale complesso, in cui la dimensione museale e quella del giardino storico sono inscindibili.

Villa Floridiana, Teatrino di verzura

L’intera area della Floridiana è stata rilevata attraverso tecnologia laser scanner, ottenendo una restituzione accurata dello stato dei luoghi e delle specie arboree. A questo si è affiancato un censimento georeferenziato di oltre mille alberi, ciascuno identificato e schedato, che ha permesso di costruire una mappatura dettagliata del patrimonio vegetale. Su questa base sono state condotte indagini visive e strumentali approfondite per valutare lo stato di salute e di stabilità di ogni singolo esemplare. Le analisi, realizzate anche con il supporto di specialisti del tree climbing, hanno incluso l’impiego di tecnologie avanzate come la tomografia sonica, il resistograph e le prove di trazione controllata, rendendo leggibili criticità non sempre percepibili a occhio nudo.

I dati raccolti sono confluiti nella Carta per la gestione del rischio arboreo, elaborata in ambiente GIS, uno strumento centrale per interpretare il parco nella sua complessità e pianificare interventi mirati nel rispetto dei criteri di sicurezza, tutela e conservazione. Il progetto prevede così azioni differenziate sul patrimonio arboreo, calibrate caso per caso: interventi di cura ordinaria e manutenzione, operazioni di riequilibrio strutturale e interventi più mirati, sempre accompagnati da misure di compensazione e reintegrazione, in una prospettiva di gestione sostenibile e di lungo periodo.

Accanto alla fase di studio, sono già stati avviati interventi concreti che hanno prodotto risultati tangibili. I primi trattamenti fitoterapici hanno consentito la riapertura di alcune aree precedentemente interdette, come il vialetto della Ceppaia. Parallelamente, sono stati effettuati interventi sugli impianti di illuminazione e sui sistemi di irrigazione in diversi settori del parco, insieme alla riapertura dei servizi igienici per il pubblico. Specifici trattamenti hanno inoltre permesso di contrastare l’infestazione da cocciniglia tartaruga su alcuni pini del grande prato antistante il museo, restituendo anche queste porzioni di verde alla fruizione quotidiana.

I lavori rientrano nell’intervento Restauro delle aree a verde del Parco della Villa Floridiana, finanziato da ALES SpA, e saranno articolati per fasi e lotti, così da ridurre l’impatto sul pubblico e accompagnare progressivamente le trasformazioni previste, mantenendo al centro la sicurezza dei visitatori e la qualità dell’esperienza.

Parallelamente, è in fase di installazione presso il museo il progetto Genius Loci, che introduce una nuova pannellistica di sala attenta ai diversi livelli di accessibilità e la predisposizione di un digital twin per la visita virtuale, ampliando le possibilità di conoscenza e fruizione anche a distanza. A questi interventi si affiancano il ripristino e l’arricchimento delle aree gioco, l’installazione di attrezzature sportive e di punti di abbeveraggio per i cani, la realizzazione di una futura area di sgambamento dedicata e il recupero dell’area delle serre, attualmente in fase di aggiudicazione, destinata a restituire decoro e vitalità alla parte alta del parco.

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