Secondo quanto riportato dal New York Times, l’esercito russo avrebbe sistematicamente saccheggiato migliaia di opere d’arte, manufatti preziosi e reperti di valore storico, conservati nei musei e nei siti culturali in varie città dell’Ucraina, in particolare a Kherson, tornata sotto il controllo dell’esercito ucraino a novembre, e a Mariupol e Melitopol, ancora occupate dai russi. A lanciare l’allarme, la direttrice del Museo regionale d’arte di Kherson, Alina Dotsenko che, tornata sul luogo all’inizio di novembre, ha trovato le sale vuote. Testimoni raccontano di aver visto cinque grossi camion militari circondare il museo, a fine ottobre 2022, mentre decine di soldati trasportavano casse e involucri contenenti le opere della collezione del museo. A Melitopol, come hanno riportato diversi testimoni, i soldati russi sarebbero stati anche aiutati da un uomo vestito con un camice bianco e dei guanti, che avrebbe sottratto gli oggetti più preziosi, tra cui gioielli d’oro risalenti a più di 2mila anni fa e riferiti all’antica e fiorente cultura scitica, conservati al Museo delle tradizioni locali.
Esperti d’arte internazionali hanno già ammesso che potrebbe trattarsi del più grande furto d’arte dai tempi della Second Guerra Mondiale. Gli investigatori ucraini stanno catalogando tutti i pezzi scomparsi, tra dipinti, vasi, monete, gioielli e sculture, avviando contestualmente varie collaborazioni con organizzazioni che si occupano di salvaguardia dei beni culturali, come l’Art Loss Register, il più ampio database di opere rubate al mondo, così da tenere una traccia dei beni, nell’eventualità di aste anche in futuro prossimo.
Solo nell’area di Kherson, nel sud dell’Ucraina, i funzionari dei siti culturali affermano che i russi hanno rubato più di 15mila opere d’arte e manufatti unici, forzosamente prelevati da circa 30 musei, ma non solo. Sempre secondo fonti governative ucraine, sarebbero state trafugati anche statue di bronzo da parchi pubblici e libri da una biblioteca, oltre alle ossa di Grigorij Potëmkin, politico russo, amante di Caterina la Grande e fondatore di Kherson, seppellito nella cattedrale di Santa Caterina.
Il furto di opere d’arte durante le operazioni belliche può essere dettato da molti motivi, non solo come bottino per il proprio Paese o per interessi personali ma anche come tattica per defraudare l’identità culturale di un popolo. Già dalle prime fasi della guerra, la popolazione ucraina e i funzionari dei musei avevano provato a mettere al sicuro, per quanto possibile, opere e monumenti. Secondo la Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, il trattato stipulato all’Aia il 14 maggio 1954, il furto di opere d’arte in guerra può essere considerato una violazione del diritto internazionale. Amara ironia della sorte, a gettare le basi per il trattato fu il giurista e pittore russo Nikolaj Konstantinovič Rerich che, nel corso delle sue ricerche, aveva constatato già a inizio ‘900 i danni e il deterioramento del patrimonio culturale russo a seguito dei conflitti armati.
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